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WCIT12: il CEPT conferma la sua opposizione alla riforma di Internet in sede ITU

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Ed intanto ECIPE giudica le proposte di ETNO incompatibili con la normativa WTO

Con un comunicato stampa pubblicato oggi 29 novembre 2012, il CEPT (l’organismo che riunisce le amministrazioni postali e delle telecomunicazioni dei paesi europei, anche non-EU) ha confermato la linea politica dell’organizzazione e dei paesi membri con riferimento alla riforma dei trattati telefonici ITRs che saranno discussi a Dubai a dicembre (WCIT12). La posizione del CEPT, come si evince dallo statement, può essere riassunta come segue: 1. mantenimento della discussione attorno a pochi principi di altissimo livello, senza intrusioni regolamentari. 2. Rispetto della sovranità dei paesi membri nonché delle norme internazionali (e comunitarie) alle quali gli stessi sono obbligati; 3. esclusione dei settori attualmente non coperti dagli ITRs.

Detto in soldoni, il CEPT si dice contrario:

– all’estensione dei trattati ITRs a Internet, ma anche ad altre materie tipo cybercrime, privacy, contenuti;

– al rafforzamento dei poteri dell’ITU in queste materie.

Lo statement del CEPT è molto diplomatico e prudente, non viene detto “siamo contro X” oppure “siamo alleati di Y“. Tuttavia, è evidente che esce definitivamente sconfitta la linea di ETNO, che della riforma di Internet in sede ITU aveva fatto un cavallo di battaglia. Tuttavia, il confronto continua perchè, come noto, le proposte di ETNO hanno trovato qualche sponda in Africa ed Asia e quindi saranno comunque dibattute a Dubai.

Nel frattempo, è uscito uno studio di ECIPE (il più prestigioso think-tank europeo in tema di commercio internazionale), il quale evidenzia come le proposte di ETNO siano in conflitto con le attuali norme del WTO.

Di fronte a tante opposizioni da parte dei paesi occidentali e della società civile, appare sorprendente come ETNO non faccia pubblicamente una sorta di marcia-indietro. Non si tratta di ammettere uno sbaglio (per carità), quanto di riconoscere che tale proposta deve essere ripensata all’interno della stessa ETNO, al fine di poter riprendere le discussioni quanto prima con i propri interlocutori naturali.

WCIT12: il Parlamento Europeo dà un altro dispiacere agli incumbents

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Ma la vera notizia è un’altra: anche il piano B degli incumbents, consistente nel riformare Internet a livello UE invece che WCIT-12, è rigettato 

Ieri 22 novembre il Parlamento Europeo, riunito in seduta plenaria, ha votato una risoluzione in tema di WCIT-12 che si allinea a quelle di Commissione Europea, Berec, CEPT, paesi occidentali e USA in generale: viene rigettata la proposta si ETNO di introdurre una serie di riforme della Rete Internet nell’ambito dei trattati ITU che saranno negoziati a dicembre alla conferenza di Dubai. La posizione del Parlamento mira a preservare il carattere aperto, innovativo e rispettoso dei diritti umani della Rete Internet, impedendo in particolare che vengano introdotti meccanismi economici peculiari, come quello della terminazione Internet fortemente voluto da Telecom Italia, che stravolgerebbero l’intero ecosistema. Viene infatti espressa preoccupazione “per il fatto che le proposte di riforma dell’UIT includano l’istituzione di nuovi meccanismi di profitto che potrebbero seriamente compromettere la natura aperta e competitiva di Internet provocando un aumento dei prezzi, ostacolando l’innovazione e limitando l’accesso alla rete“.

La risoluzione del Parlamento Europeo non coglie nessuno di sorpresa, neanche ETNO, la quale ormai sembra avere scelto un approccio di basso profilo e si preoccupa almeno di evitare che il proprio nome venga espressamente ed ufficialmente menzionato accanto alle proposte da bocciare. Se non siamo già al disconoscimento di paternità, poco ci manca.

Tuttavia, la notizia vera è costituita dalle negoziazioni che hanno preceduto la risoluzione. Sono circolate varie proposte, tra le quali una spalleggiata da Telecom/ETNO che prevedeva uno statement secondo il quale, pur prendendo atto che i trattati ITR non si toccano, il dibattito sulal riforma di Internet doveva essere sollevato a livello UE. Infatti, la Commissione Europea sta attualmente  elaborando una raccomandazione in tema di net neutrality, che dovrà essere adottata tra poche settimane. In quella sede, ETNO si riservava di far valere le proprie ragioni.

E’ questo il famoso Piano B di ETNO, a cui avevo accennato in un mio precedente post: persa la battaglia di Dubai, si apre ora la guerriglia a Bruxelles. Se l’ONU non potrà legiferare in tema di Internet, allora ci dovrà pensare la UE. Si tratta dello stesso tentativo fatto da ETNO in sede CEPT (il gruppo dei paesi europei, anche non UE, che si occupa di telecomunicazioni e poste) ad ottobre. In tale sede, a fronte del rifiuto del CEPT, ETNO era riuscita a strappare uno statement nel quale si dichiarava che comunque le istanze alla base della sua proposta andavano comunque discusse in sede europea. Molti stati europei (Olanda, UK, Svezia ecc) hanno però poi denunciato questo compromesso al ribasso, perchè per loro la questione sarebbe chiusa. Altri (tipo l’Italia) si sono solo diplomaticamente riservati una decisione, adducendo la necessità di sentire le rispettive cancellerie sull’intera vicenda WCIT12.

Orbene, se ieri il Parlamento Europeo fosse caduto nella trappola, il suo statement sarebbe servito a ETNO come puntello politico per fare pressione sulla Commissione Europea. Il Parlamento Europeo però non c’è cascato, grazie anche alla recente posizione del Berec, che pochi giorni prima aveva distrutto tecnicamente la proposta ETNO, escludendo che possa essere ancora discussa in qualsiasi altra sede. Secondo il Berec si tratta di una proposta sbagliata e basta, non è un problema di dove discuterne.

Il Piano B degli incumbents non è però finito, ma diciamo che comincia in salita.

Anche il BEREC impallina la proposta ETNO di riforma di Internet

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Impressiona sia la netta posizione del Berec, sia il fatto che ETNO sia completamente sparita da questa vicenda

Il Berec, l’agenzia europea che riunisce i regolatori nazionali delle telecomunicazioni, ha pubblicato una posizione durissima nei confronti della proposta di ETNO e Telecom Italia di riformare Internet a livello ONU/ITU (WCIT-12). Secondo il Berec, la proposta di ETNO “è inappropriata e potrebbe influenzare negativamente lo sviluppo di Internet, portando pregiudizio a consumatori, content e application providers, rendere difficoltoso l’accesso ai contenuti, ed allargare il digital divide”. Inoltre, secondo il Berec la posizione di ETNO intende raggiungere obiettivi diversi da quelli dichiarati, in particolare al fine di sbilanciare i rapporti negoziali con altri operatori, così da permettere eventuali abusi. Il che renderebbe necessari maggiori controlli ed interventi regolatori. Il Berec non allunga ad ETNO neanche la tradizionale ciambella di salvataggio, del tipo “Non ne parliamo all’ITU, ma altrove sì“. La critica del regolatore europeo è totale e non lascia spazio ad ulteriori discussioni. Una posizione durissima per una istituzione, il Berec, normalmente molto cauta.

Il resto del documento Berec è dedicato a smontare, pezzo per pezzo, tutta la proposta ETNO, arrivando a concludere che, alla fine, gli incumbents stanno solo cercando di recuperare un po’ più di denaro da un ecosistema, la rete Internet, che non sono più in grado di controllare, e che neanche capiscono molto bene. Berec stigmatizza infatti come gli incumbents vogliano applicare i meccanismi dell’interconnessione telefonica al mondo Internet, senza rendersi conto che la tecnologia è cambiata e che questa trasposizione è impossibile, se non a costo di stravolgere la rete Internet (e farla ridiventare una rete telefonica).

Anche la presunta ricerca di maggiore qualità dei servizi (QoS) viene fortemente ridimensionata. L’idea di assicurare “end-to-end guaranteed QoS” nella rete Internet “is neither commercially nor technically realistic“, ed inoltre “Best efforts … does not imply low performance“. In ogni caso, Berec osserva giustamente come differenti standard qualitativi siano disponibili nel mercato per chi li voglia, ma non è detto che vengano richiesti (content provider o clienti finali), oppure potrebbero essere forniti con modalità alternative (tipo le CDN – Content Delivery Network). Ovviamente, tale maggiore qualità non è proibita da nessuno, quindi non si capisce perchè debba essere garantita o imposta per legge.

Anche per quanto riguarda il meccanismo della terminazione Internet, fortemente voluto da ETNO e Telecom Italia, il commento di Berec è lapidario: “ETNO’s proposed end-to-end SPNP approach to data transmission is totally antagonistic to the decentralised efficient routing approach to data transmission of the Internet. The connection-oriented nature of end-to-end SPNP, with its focus on charging based on the actual volumes or value of the traffic, would represent a dramatic change from the existing charging framework operating on the Internet”.

Suggerisco di leggere il documento, è chiaro e neanche troppo lungo. Resta da capire come mai ETNO e Telecom Italia si siano imbarcati in un simile disastro. Per la verità, ETNO dovrebbe aver proposto una sorta di compromesso nel corso delle riunioni del CEPS a Istanbul nello scorso ottobre, ma senza risultati. Il portale di ETNO non dà atto di tali tentativi né chiarisce se la proposta, originale o emendata, sia ancora in piedi, visto il fuoco di sbarramento americano ed europeo. Dopo l’incessante tam-tam mediatico dei mesi scorsi, in cui ETNO sosteneva che la sua proposta raccoglieva proseliti a destra e a manca, è subentrato un assordante silenzio.

AGGIORNAMENTO 16 novembre: anche l’ITUC, la International Trade Union Confederation, si è schierata contro la proposta ETNO, o almeno quello che ne rimane, ed è andata a dirlo di persona a Touré, direttore generale dell’ITU.

Perchè le idee di Telecom Italia su Internet piacciono tanto a sceicchi e cammellieri

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Rifiutata da Stati Uniti ed Europa, la proposta ETNO di riformare Internet trova ancora qualche adepto esotico. Ecco perchè.

Com’è noto, la proposta di ETNO e Telecom Italia di riformare Internet in sede ITU (la famosa negoziazione WCIT-12) è virtualmente morta.  Si tratta di una proposta tecnicamente sbagliata, come è stato fatto notare da molti esperti, ad esempio quelli  di AT&T (una telco normalmente in buoni rapporti con gli incumbenrs europei), dell’OECD, di Analysys Mason, di WIK, e la lista sarebbe ancora più lunga, ahimè. Ad ogni modo, al di là del giudizio tecnico sulla proposta ETNO, ciò che conta è l’imponente schieramento di detrattori che si è formato su entrambe le sponde dell’Atlantico:  e così, non è ragionevole pensare di riformare Internet a livello globale se Stati Uniti, Unione Europea (in particolare la Commissione ed il Parlamento, e da  ultimo il Berec) e paesi europei (riuniti nel CEPS) sono contrari. Sarebbe come riformare il campionato italiano con il solo appoggio della Nocerina.

E’ interessante però notare come le idee di ETNO e Telecom Italia in materia di Internet abbiano trovato orecchie attente in altre aree geografiche, segnatamente in Africa e Medio Oriente, almeno per quanto riguarda l’idea di far pagare agli OTT (i c.d. Over-The-Top, cioè Google, Facebook, Skype, ma soprattutto gli operatori che distribuiscono video e contenuti digitali via Internet  ecc.) l’accesso agli utenti Internet (c.d. terminazione Internet, o anche Sending Party Network Pays: SPNP”). Cerchiamo di capire il perchè.

Una tesi buonista attribuisce questo effetto ad una sorta di ansia dei governi arabo/africani nello sviluppare reti in fibra ottica nei rispettivi paesi: in sostanza, essi vorrebbero far pagare a Google & Co. il cablaggio di Timbuctù. Capperi! Se fosse stato così semplice, la stessa Kroes avrebbe colto al balzo una soluzione così facile per finanziare le fibre ottiche in Europa. Ma purtroppo le ragioni per questa strana alleanza ETNO-arabi-africani sono altre.

Tradizionalmente, i paesi africani e arabi hanno sempre guadagnato molto bene dalla terminazione delle telefonate internazionali dirette (quindi: “terminate”) nei loro rispettivi paesi. Tali telefonate internazionali erano normalmente carissime a causa appunto della tariffa di terminazione imposta dal governo locale su tutte le chiamate che arrivavano dall’estero. Ne risultava così una cifra d’affari importante per il paese di destinazione, denaro che poi veniva incamerato dall’incumbent locale (e magari spartito nell’elite di governo, chissà). Con il tempo, tuttavia, questa fonte di ricchezza è andata via via inaridendosi a causa di applicazioni VOIP, tipo Skype, Viber, Messagenet ecc., che permettevano alla gente di telefonare gratis via Internet, scartando le tradizionali telefonate. A Timbuctù, come a Dakar, ci si è allora posti il problema di come recuperare questa perdita.

A questo punto entra in gioco la proposta ETNO, cioè quella di far pagare la terminazione Internet: per compensare le perdite causate dall’innovazione tecnologica, ai paesi arabi e africani non è parso vero di poter replicare il meccanismo della terminazione telefonica anche alle applicazioni Internet. L’idea sarebbe questa: se il governo keniota non può più guadagnare dalle telefonate internazionali dirette in Kenia, ora guadagnerà tramite un balzello imposto agli operatori Internet che vogliono essere visibili (quindi accessibili) agli utenti che si connettano da un computer in Kenia. Quindi, per ogni keniota che acceda e riceva dati da Youtube, Google dovrebbe versare una monetina al governo di Nairobi (come il mitico “un fiorino!” di Trosi/Benigni). Oibò, qualche nerd africano avrà pure obiettato  che telefonia (analogica) e Internet (pacchetti IP) funzionano diversamente, quindi applicare la terminazione telefonica a Internet sembrerebbe una fesseria, ma sarà stato subito zittito: la proposta arriva “dall’industria europea”, possibile che certe teste d’uovo non sappiano come funziona Internet e si siano sbagliati?

Vi sono poi altre motivazioni: regolamentare la terminazione Internet vuol dire anche filtrare lo scambio di comunicazioni digitali di un paese con il resto del mondo. Il che può diventare interessante per quei paesi illiberali e antidemocratici, numerosissimi in Africa e Medio Oriente, che vedono l’Internet libero come la peste e desiderano invece mantenere sotto controllo i rispettivi sudditi. Avere una regolamentazione ITU che in qualche modo legittimi una sorte di filtraggio Internet sarebbe proprio un bel regalozzo. Ecco, a questi effetti gli apprendisti stregoni di ETNO non avevano sicuramente pensato.

E’ questo il motivo per cui qualche contenuto delle proposte ETNO potrebbe andare avanti nell’ambito di emendamenti arabi e africani. Ovviamente, la sorte di questi emendamenti è tutt’altro che scontata. In effetti, anche qualora il meccanismo in questione trovasse riconoscimento in sede ITU, i paesi occidentali ed industrializzati avrebbero la facoltà di esprimere una riserva, che renderebbe a loro inapplicabile tale meccanismo. Il sistema della terminazione Internet avrebbe pertanto validità solo e esclusivamente tra paesi arabi e africani, ed allora servirebbe a poco.

Nei rapporti tra paesi arabo/africani vs. resto del mondo, invece, la potenziale norma ITU non si applicherebbe, ed allora continuerebbe a vigere il principio di mercato, come da sempre: se, ad esempio, la Tanzania volesse far pagare a Google & Co. la sua visibilità sulle cime del Kilimangiaro, dovrebbe semplicemente mandare una fattura a Palo Alto. Se Google non paga, perchè si sente offesa o semplicemente perchè il fatturato online e advertising in Tanzania non giustificherebbe il conto, allora il governo africano  potrebbe “spegnere” Google (con un sistema di filtri e blocchi). Con tutte le conseguenze del caso però. Spegnere in Africa gli OTT occidentali vorrebbe dire condannare la popolazione locale ad una sorta di ostracismo digitale, con pesanti ricadute sociali ed economiche. Uno scenario di questo tipo è immaginabile solo in paesi un po’ più estremisti e dove l’interesse a controllare Internet per motivi politici è prevalente rispetto agli interessi economici. Per tali paesi, la proposta ETNO può apparire interessante per filtrare l’accesso alle fonti di informazione e di contenuti occidentali, e stiamo  parlando di Arabia Saudita, Siria, Iran……. E’ invece difficile ipotizzare questo scenario nei paesi più sensibili all’interscambio mondiale. Così, anche qualora Google & Co. rifiutassero di pagare la fattura, nessuno avrebbe il coraggio di spegnerli, perchè questa mossa sarebbe doppiamente dannosa per il paese che la attua.

Considerazioni analoghe valgono in altre parti del mondo, come il Sudamerica. Chi si sente in grado di negoziare, tipo il Brasile, presenterà il conto a Google&Co, e questi ultimi ci penseranno un po’ su. Gli altri paesi lasceranno perdere, perchè i danni derivanti dalla disconnessione da Internet sono immensamente superiori ai potenziali soldini della terminazione Internet. Bolivia e Venezuale potrebbero farlo per ragioni ideologiche, ma l’esempio vivente della disconnessa Cuba (nel senso della Rete) non è invitante per nessuno. Si può bandire la Coca-Cola, ma non Internet.

Stesso dicasi per l’Asia, un’area dove, per la verità, il grado di sviluppo tecnologico ed apertura economica fa sì che sia difficile prendere sul serio la proposta ETNO. Chi può farsi pagare la terminazione su base commerciale, tipo l’India, continuerà a farlo, senza toccare i trattati ITU. Chi vuole controllare i traffici dei sudditi, tipo Singapore o le repubbliche del Caucaso, pure. L’unico paese che potrebbe veramente fare la voce grossa in sede ITU, diciamo la Cina, difficilmente lo farà, perchè i cinesi sono pragmatici, e sanno che non avrebbe senso mettersi di traverso con Stati Uniti e Unione Europea per una questione del genere. La Cina ha un immenso mercato interno e sa già come negoziare con Google, non ha bisogno di aiutini in sede ITU.

In definitiva, nessuna riforma dell’Internet a livello globale è possibile senza un larghissimo consenso, e che comprenda soprattutto Stati Uniti, Unione Europea e paesi sviluppati. Non vi è posto per proposte disruptive e controverse, come quella di ETNO, che però possono sempre provocare dei danni collaterali. I danni in questione finiranno per pagarli, se vanno così le cose e loro malgrado, le popolazioni africane ed arabe che vivono in paesi illiberali.

Kroes condanna espressamente la proposta ETNO

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Neelie Kroes, il commissario europeo di DG Connect responsabile per la Digital Agenda, ha espressamente preso posizione contro la proposta ETNO relativa ai trattati ITRs. La presa di posizione è contenuta nella risposta resa il 22 ottobre 2012 in relazione ad una interrogazione parlamentare di un deputato europeo dei verdi.

Il deputato europeo, Judit Sargentini, prendendo spunto da una precedente risposta della Commissione, chiedeva se il commissario Kroes fosse d’accordo con le dichiarazioni del ministro e vice-premier olandese Verhagen, il quale in un intervento del 6 luglio scorso aveva difeso la legge olandese sulla net neutrality (osteggiata dagli incumbent europei) e condannato espressamente le proposte di ETNO di modificare i trattati ITRs in relazione all’interconnessione Internet. Il vice-premier olandese annunciava così di impegnarsi in sede europea per rigettare la proposta ETNO (e così è stato: il CEPT ha infatti affossato la proposta ETNO la settimana scorsa ad Istanbul).

Nella risposta (riportata qui di seguito nella sua integralità) al deputato europeo, il Commissario Kroes ha dichiarato di condividere con il vice-premier Verhagen la stessa valutazione negativa nei confronti della proposta ETNO, precisando che “the Commission believes that the ITRs are not the appropriate forum for setting compensation and tariff systems“.

Il Commissario Kroes ha poi ricordato il draft di decisione della Commissione Europea sulla posizione da tenere alla conferenza di Dubai, il cui obiettivo è quello di non estendere l’ambito di applicazione dei trattati ITRs, in particolare per quanto riguarda il settore Internet. Si tratta, appunto, di una posizione diametralmente opposta alla proposta di ETNO: gli incumbents europei vorrebbero infatti modificare i trattati ITRs introducendo dei principi rilevanti per il settore Internet. Il Commissario Kroes invece ha qui precisato che Internet deve restare esente dalla regolamentazione ITR e dalle competenze dell’ITU (benchè l’adozione di specifiche norme europee non possa essere esclusa: è appena terminata una consultazione in tema di Net Neutrality e la Commissione dovrebbe emanare una raccomandazione).

Inoltre, è significativo come il Commissario Kroes rimarchi come già oggi ISP e content provider possono stringere accordi commerciali “to ensure that technical properties of specific content or applications are controlled from end-to-end“. E’ questo un modo sofisticato ed elegante per dire che la proposta di ETNO non ha senso, perchè quest’ultima richiede una regolamentazione per ottenere effetti che il mercato già garantisce (in verità, gli obiettivi ufficiosi della proposta ETNO sono altri, ma questa è un’altra storia).

In buona sostanza, America, paesi Europei ed Unione Europea sono esplicitamente contrari ai contenuti dellla proposta ETNO, la quale al momento appare supportata solo da paesi africani e arabi, dove prevalgono regimi illiberali e ostili alla concezione di Internet come una rete aperta e libera. Sorprende il fatto che ETNO e Telecom Italia non si rendano conto che un tale tipo di supporto può solo appannare la loro proposta. Proprio il 22 ottobre il presidente di Telecom Italia Bernabè ha inviato una lettera alla Stampa reiterando la propria posizione ed apparentemente ignorando tutti questi sviluppi. Il sottoscritto aveva replicato a tale lettera con una posizione a nome di Euroispa, l’associazione europea degli ISP, nonché criticando i ragionamenti di Telecom Italia nel proprio blog.

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EN

E-007989/2012

Answer given by Ms Kroes

on behalf of the Commission

(22.10.2012)

Managed services provide access to applications and content with a certain quality of service level. An internet service provider (ISP) may conclude commercial agreements with content providers to ensure that technical properties of specific content or applications are controlled from end-to-end. Certain applications require a specific quality of service (QoS) level, including television (IPTV), video on demand or some business services, such as virtual private networks (VPN). However, not all services referred to in the question require controlled quality.

Electronic communications operators should be able to market managed services. However, in order to protect the Internet’s capacity to innovate, the provision of such services should not be to the detriment of the quality of the “best effort” Internet. Moreover, the Commission is committed to maintain the Internet as an open platform to innovate for all providers, including small and emerging providers. In this respect, the Commission’s position resonates with the position expressed by the Government of the Netherlands on ETNO’s proposal. Generally, the Commission believes that the ITRs are not the appropriate forum for setting compensation and tariff systems.

The Commission’s proposal (COM/2012/0430 final – 2012/0207 (NLE))[1] seeks to ensure that there is no extension of scope in relation to the existing International Telecommunications Regulations (ITRs), in particular in relation to matters related to the Internet. The absence of any specific ITR provisions does not prevent the EU to take regulatory or legislative actions in this area.

Anche l’Europa rigetta le proposte ETNO su Internet

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Secondo il CEPT, l’ITU non deve assumere competenze in materia di Internet, al massimo farci quattro chiacchiere. Chi vuole capire capisca!

Gli Stati europei membri del CEPT, l’organizzazione governativa Europea su poste e telecomunicazioni, hanno accantonato le proposte di ETNO sulle modifiche dei Trattati ITR che verranno discusse alla conferenza ITU a Dubai nel dicembre prossimo. In altre parole, la nota proposta degli incumbents europei (in primis Telecom Italia, ma anche Deutsche Telekom, Orange ecc) dopo essere stata rigettata dagli Stati Uniti, è stata messa da parte anche dall’Europa. Crolla quindi definitivamente la strategia di ETNO, che aveva “vestito” politicamente la sua posizione in vari modi: prima proposta delle telcos verso gli OTT (e non è vero: molte telcos importanti, tipo Verizon, BT ed AT&T, l’hanno rigettata); poi proposta “dell’industria europea” ICT (ma non è vero: ETNO si trova sola, le altre organizzazioni ICT, tipo Euroispa e Digital Europe, si sono dichiarate contro; altre, tipo GSMA ed ECTA, si sono ben guardate dal dare il loro appoggio); infine proposta dell’Europa vs gli Stati uniti (e non è vero: neanche l’Europa è d’accordo).

Tecnicamente, il  CEPT si era riunito questa settimana ad Istanbul per decidere quali emendamenti includere in una proposta comune europea da difendere alla conferenza di Dubai. Gli emendamenti ETNO non sono stati inclusi nella proposta europea. Si tratta di un vero e proprio rigetto, anche se formalmente non vi è una dichiarazione con cui il CEPT (o la UE) si dichiarano contro ETNO. Tuttavia, è come rifiutare a qualcuno un passaggio in macchina e lasciarlo a piedi, non è un bel segno…….

Gli emendamenti rigettati dal CEPT possono sempre essere portati avanti individualmente da un singolo Stato, oppure da un’altra area geografica. Tuttavia, anche se ciò avvenisse per gli emendamenti ETNO, lo smacco politico resta evidente: la proposta “dell’industria europea” viene ignorata dai suoi interlocutori naturali, Europa e Stati Uniti, sia nella forma che nella sostanza, per cui è dubbio che sopravviva. D’altra parte, proprio in questi giorni fonti ETNO hanno ammesso che si stava cercando un “compromesso”.

Non vi sono dichiarazioni o posizioni ufficiali del CEPT, che ancora sta lavorando sui documenti ufficiali del meeting. Sappiamo però che, per salvare la faccia ad ETNO e “all’industria europea” incappata in questo incidente, il CEPT ha acconsentito di verbalizzare un qualche riconoscimento per la proposta rigettata. Si tratta di un modo per indorare la pillola sulla stampa, per non imbarazzare troppe le grandi telcos sconfitte. Il CEPT dichiarerà che le discussioni sui temi sollevati da ETNO meritano di essere discusse ancora in sede ITU, ma allo stesso tempo ha deliberato che l’ITU non può avere alcun potere in materia. Chi vuole capire capisca!

Ignorati da America e Europa, alcuni aspetti della proposta ETNO saranno invece fatti propri dalla conferenza degli Stati africani. Sui significati di questa mossa, e sulle possibili conseguenze, tratterò nel prossimo post.

AGGIORNAMENTO NOVEMBRE 2012: un po’ di stampa ha riportato la notizia secondo cui le intenzioni del CEPS relativa alla proposta ETNO sarebbero ancora aperte. Non è così, i cronisti si informino meglio. Effettivamente, una dozzina di paesi (sui 20 presenti alla riunione di Istanbul) hanno espresso delle riserve per i motivi più vari, tuttavia nei confronti della proposta ETNO non cambia niente. Anzi, le riserve puntano ad escludere qualsiasi ulteriore discussione sulla proposta ETNO, mentre il verbale di Istanbul aveva lasciato aperta almeno la possibilità di continuare un dialogo sul punto, sebbene al di fuori dell’ITU. Numerosi paesi europei, tra cui Olanda, UK e nordici, non ne vogliono più sentir parlare e basta. Sicuramente deve aver influito la posizione del BEREC, che in uno statement del 14 novembre ha decisamente demolito la proposta ETNO.

***

Il verbale CEPT relativo al rigetto della proposta ETNO recita come segue:

The DG discussed the proposal submitted by ETNO to the group. After a debate in which ETNO took part, a preliminary agreement was made. It was agreed that the endorsed position would be included both in the Brief and the in the report of the meeting. The agreed text is as follows:

“CEPT agrees that the concerns raised by the ETNO proposal are very relevant for the future of the sector and should be addressed. CEPT is of the opinion however that these cannot be solved through modification of the ITRs. CEPT does not support the inclusion of any provisions on these issues in the ITRs.  CEPT is committed to address and discuss them within the ITU and/or in other relevant fora”.

The Chairman thanked ETNO for contributing for the development of this position. The position will be sent to COM-ITU Plenary for approval. If the text is not supported by the Plenary, the alternative plan is to produce a factual statement:

“[For the moment,] CEPT does not agree with the inclusion of any provisions regarding IP interconnection in the ITRs”. 

The DG WCIT12 agreed on the positions expressed in the brief. Spain will send remarks on the proposal on International Roaming. Greece and France to produce remarks on the proposal regarding taxation.

Internet e ITU: l’insostenibile ambiguità delle proposte ETNO

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Scrivo questo post a valle di una serata EIF, la fondazione europea che a Bruxelles riunisce stakeholders e politici interessati ad Internet ed alle telecomunicazioni.

Il soggetto di ieri 18 settembre era il WCIT2012 (World Conference for International Telecommunications), ed in particolare la revisione dei trattati dell’ITU sulle telecomunicazioni (i c.d. trattati ITRs). Sono intervenuti, tra gli altri, Megan Richards, per la Commissione Europea, e Luigi Gambardella, presidente di ETNO, che come sappiamo è l’associazione europea che riunisce le telco storiche (Telecom Italia, Telefonica ecc.). Nei mesi scorsi ETNO ha formulato una proposta di modifica di tali trattati con riferimento al funzionamento di Internet. Inutile dire che nel corso della serata EIF la proposta ETNO si è trovata sotto il fuoco incrociato di tanti, nonostante il buon Luigi si sia difeso appassionatamente e con vigore, lamentando altresì i pregiudizi, la disinformazione e l’indisponibilità al dialogo di tutti noi detrattori, che neanche avremmo capito bene la proposta in questione (ma secondo Luigi saremmo in buona fede: siamo quindi la nuova generazione dei compagni che sbagliano).

Gli interventi sono stati parecchi ed in certi casi spontanei; comunque, tra le critiche e le riserve verso la proposta ETNO ho potuto riconoscere Digital Europe, BT, ISOC, Public Policy at the Center for Democracy & Technology, Nokia, ICANN, Policy Bloggers Network ed almeno un paio di parlamentari europei, tra cui Ivailo Kalfin. Megan Richards  è stata molto diplomatica e non è entrata nel merito degli emendamenti ETNO, tuttavia la mia percezione è che la Commissione sia ben distante da tali posizioni.

Ma ricapitoliamo la vicenda: ETNO ha proposto degli emendamenti ai trattati ITRs miranti al raggiungimento di obiettivi ambiziosi tipo: “a new ecosystem for Internet”; “a more sustainable model for the Internet”; “the economic viability of infrastructure investment and the sustainability of the whole ecosystem”; “private sector leadership, independent multi- stakeholder governance and commercial agreements”; e così via, peperepéeee! Il bravo Luigi ha anche promesso, giurìn giurella, che la proposta non mira in nessun modo a regolamentare Internet.

Ma allora, come mai, a fronte di tanti e commendevoli obiettivi, in tanti si sono messi a lanciare frecciate come a San Sebastiano?

Il problema è che la proposta ETNO è intrinsecamente ambigua, perchè gli emendamenti (scritti) non riflettono i buoni propositi (dichiarati). Il testo proposto da ETNO, infatti, mira ad introdurre, per via di normativa internazionale: 1) una differenziazione, nell’ambito dell’accesso a Internet, tra best effort e quality based-services; 2) l’applicazione a Internet del principio del sending party network pays (SPNP), cioè la tradizionale tariffazione telefonica basata sulla terminazione. Per chi non l’avesse capito, la seconda proposta ETNO la spieghiamo così: nel mondo telefonico chi chiama paga una tariffa, e ora i signori ETNO vorrebbero applicare lo stesso principio a Internet. Quindi, se mandi una mail: paghi. Se il tuo sito viene contattato da utenti, e quindi mandi dei bit in giro per il mondo: paghi. Se metti in rete qualsiasi contenuto, e la gente lo guarda: paghi. A questo punto, chi usa giornalmente Internet, senza neanche essere un esperto, dovrebbe essere già svenuto. Eppure è così: Telecom Italia si sta facendo in 4, da Dubai al Costarica, per rendere obbligatoria questa simpatica e saggia innovazione. (NB: questi sistemi di pagamento potrebbero avvenire solo tramite operatori, e non tra gente comune, ma comunque Internet non sarà più la stessa).

In verità, i principi di cui sopra sono già potenzialmente applicabili al mondo Internet per via di negoziazione commerciale, qualora le parti lo vogliano (e il fatto che nessuno lo faccia volontariamente non è una sorpresa). Non si capisce allora quale sia l’obiettivo di ETNO: si vuole formalizzare/regolamentare una libertà commerciale che già esiste e che nessuno mette in discussione, ma perchè?

L’unico valore aggiunto di una tale proposta potrebbe essere solo quello di imporre ad Internet (con una regolamentazione ad hoc, quindi) modelli di commercializzazione e tariffazione diversi dagli esistenti: ma mentre quelli attuali sono basati sulla libera negoziazione dei contratti di peering, non è chiaro quale sarà quello proposto da ETNO: negoziato o regolamentato? E come si applica il SPNP a Internet, visto che i pacchetti IP viaggiano con modalità differenti dalle telefonate tradizionali? E che succederà ai piccoli provider che non sono in grado di negoziare accordi con le grandi telco? Google infatti potrebbe pagare, ma anche un qualsiasi internauta dovrebbe farlo, compresi io (in quanto blogger) ed il sito-web di frutta e verdura della zia Pina. Come faremo?

Sta proprio qui l’ambiguità della proposta ETNO: a fronte dei buoni propositi sbandierati a destra e a manca, gli emendamenti proposti sulla carta sembrano creare meccanismi diversi da quelli dichiarati, nonchè aprire le porte a conseguenze ed effetti imprevedibili (anche per la stessa ETNO, direi).

Il fatto è che ETNO ha in mente qualche cosa di preciso, ma non vuole dirlo apertamente. Tuttavia io, grazie alle mie capacità telepatiche e divinatorie, sono in grado di dirvi quali sono gli obiettivi reali perseguiti dai nostri amici incumbents nell’ambito di questa vicenda ITU:

–       costringere gli OTT (Google, Facebook ecc) a pagare alle telco, i cui clienti usano i servizi Internet dei primi, delle somme supplementari rispetto a quelle che gli OTT stessi pagano per l’accesso ed il transito nell’ambito dei sistemi attuali di peering; sì, ma chi, quanto e come? Non lo sappiamo. L’unica cosa sicura, però, è che per fare pagare gli OTT occorre regolamentare ex novo tutta la materia, perchè finora le negoziazioni commerciali non hanno prodotto alcunchè;

–       avere la possibilità di fare discriminazioni della banda Internet basate su mere considerazioni commerciali (si badi: niente a che fare con l’esigenza di assicurare qualità!): ad esempio, il servizio Internet/amico X sarà disponibile gratis ai clienti del fornitore di accesso Internet (come accade normalmente), mentre il servizio Internet/non amico Y sarò soggetto ad una tassa (che gli utenti dovranno pagare al fornitore di accesso, non al service provider). Si tratta del modello che già oggi alcuni operatori mobili tentano di tanto in tanto di applicare a Skype, Whatsapp ed in generale a tutti i services providers antipatici (ma amati dagli utenti): al momento si tratta di un sistema non consolidato, ma i membri di ETNO, compresa Telecom Italia, vorrebbero che diventi la regola. I servizi sgraditi, magari perchè in concorrenza, verrebbero tassati, mettendoli fuori mercato e quindi inaccessibili (chi avrebbe mai pagato una sovratassa mensile di 10 Euro per usare Skype nel 2005? Nessuno. Skype non sarebbe mai nata). Ma così facendo le telco avranno di fatto la possibilità di selezionare i servizi e i contenuti fruibili dagli utenti. Proprio come la TV, questa sì che è vera innovazione!

–       impedire all’Unione Europea ed ai paesi membri di legiferare autonomamente in materia, inchinandosi alle ambigue norme ITU. Il pensiero va alla legge olandese sulla net neutrality, che tanto ha fatto infuriare ETNO (tale legge proibisce appunto le discriminazioni di banda basate su mere considerazioni commerciali).

Se ETNO avesse la bontà di discutere pubblicamente quanto sopra, sarebbe già un bel passo in avanti, perchè si avrebbe finalmente un dibattito aperto – benchè con posizioni antitetiche a confronto – sul se e come adattare Internet alle nuove sfide tecnologiche, alla necessità di investire, di favorire l’innovazione ecc. Invece, tale discussione è preclusa, perchè ETNO non esce allo scoperto. Durante l’evento EIF sono state poste domande puntuali a ETNO, ma non sono tornate risposte. Si tratta di una reticenza sempre più insostenibile con il passare del tempo, considerato il livello degli stakeholders coinvolti e dell’arena in cui avviene il dibattito. Se questo problema non verrà risolto in fretta, la proposta ETNO, già rifiutata dagli stakeholders americani, si troverà in seria difficoltà con quelli europei. A quel punto, se la proposta ETNO finisse con l’essere sostenuta solo da Cina, Russia, repubbliche bananiere e qualche emirato, bisognerà cominciare a chiedersi cosa stia succedendo “all’industria europea”.

Un grazie alle brave organizzatrici della serata, Maria Rosa Gibellini per EIF e Claudia Selli per AT&T.

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Il programma della serata EIF è qui.

La posizione ETNO è scaricabile dal sito dell’organizzazione: www.etno.be. Per quanto riguarda le sue incoerenze, consiglio di leggere l’articolo di Larry Downes

Maggiori informazioni sulla revisione dei trattati ITRs si trovano qui.