Month: September 2012

Internet e ITU: l’insostenibile ambiguità delle proposte ETNO

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Scrivo questo post a valle di una serata EIF, la fondazione europea che a Bruxelles riunisce stakeholders e politici interessati ad Internet ed alle telecomunicazioni.

Il soggetto di ieri 18 settembre era il WCIT2012 (World Conference for International Telecommunications), ed in particolare la revisione dei trattati dell’ITU sulle telecomunicazioni (i c.d. trattati ITRs). Sono intervenuti, tra gli altri, Megan Richards, per la Commissione Europea, e Luigi Gambardella, presidente di ETNO, che come sappiamo è l’associazione europea che riunisce le telco storiche (Telecom Italia, Telefonica ecc.). Nei mesi scorsi ETNO ha formulato una proposta di modifica di tali trattati con riferimento al funzionamento di Internet. Inutile dire che nel corso della serata EIF la proposta ETNO si è trovata sotto il fuoco incrociato di tanti, nonostante il buon Luigi si sia difeso appassionatamente e con vigore, lamentando altresì i pregiudizi, la disinformazione e l’indisponibilità al dialogo di tutti noi detrattori, che neanche avremmo capito bene la proposta in questione (ma secondo Luigi saremmo in buona fede: siamo quindi la nuova generazione dei compagni che sbagliano).

Gli interventi sono stati parecchi ed in certi casi spontanei; comunque, tra le critiche e le riserve verso la proposta ETNO ho potuto riconoscere Digital Europe, BT, ISOC, Public Policy at the Center for Democracy & Technology, Nokia, ICANN, Policy Bloggers Network ed almeno un paio di parlamentari europei, tra cui Ivailo Kalfin. Megan Richards  è stata molto diplomatica e non è entrata nel merito degli emendamenti ETNO, tuttavia la mia percezione è che la Commissione sia ben distante da tali posizioni.

Ma ricapitoliamo la vicenda: ETNO ha proposto degli emendamenti ai trattati ITRs miranti al raggiungimento di obiettivi ambiziosi tipo: “a new ecosystem for Internet”; “a more sustainable model for the Internet”; “the economic viability of infrastructure investment and the sustainability of the whole ecosystem”; “private sector leadership, independent multi- stakeholder governance and commercial agreements”; e così via, peperepéeee! Il bravo Luigi ha anche promesso, giurìn giurella, che la proposta non mira in nessun modo a regolamentare Internet.

Ma allora, come mai, a fronte di tanti e commendevoli obiettivi, in tanti si sono messi a lanciare frecciate come a San Sebastiano?

Il problema è che la proposta ETNO è intrinsecamente ambigua, perchè gli emendamenti (scritti) non riflettono i buoni propositi (dichiarati). Il testo proposto da ETNO, infatti, mira ad introdurre, per via di normativa internazionale: 1) una differenziazione, nell’ambito dell’accesso a Internet, tra best effort e quality based-services; 2) l’applicazione a Internet del principio del sending party network pays (SPNP), cioè la tradizionale tariffazione telefonica basata sulla terminazione. Per chi non l’avesse capito, la seconda proposta ETNO la spieghiamo così: nel mondo telefonico chi chiama paga una tariffa, e ora i signori ETNO vorrebbero applicare lo stesso principio a Internet. Quindi, se mandi una mail: paghi. Se il tuo sito viene contattato da utenti, e quindi mandi dei bit in giro per il mondo: paghi. Se metti in rete qualsiasi contenuto, e la gente lo guarda: paghi. A questo punto, chi usa giornalmente Internet, senza neanche essere un esperto, dovrebbe essere già svenuto. Eppure è così: Telecom Italia si sta facendo in 4, da Dubai al Costarica, per rendere obbligatoria questa simpatica e saggia innovazione. (NB: questi sistemi di pagamento potrebbero avvenire solo tramite operatori, e non tra gente comune, ma comunque Internet non sarà più la stessa).

In verità, i principi di cui sopra sono già potenzialmente applicabili al mondo Internet per via di negoziazione commerciale, qualora le parti lo vogliano (e il fatto che nessuno lo faccia volontariamente non è una sorpresa). Non si capisce allora quale sia l’obiettivo di ETNO: si vuole formalizzare/regolamentare una libertà commerciale che già esiste e che nessuno mette in discussione, ma perchè?

L’unico valore aggiunto di una tale proposta potrebbe essere solo quello di imporre ad Internet (con una regolamentazione ad hoc, quindi) modelli di commercializzazione e tariffazione diversi dagli esistenti: ma mentre quelli attuali sono basati sulla libera negoziazione dei contratti di peering, non è chiaro quale sarà quello proposto da ETNO: negoziato o regolamentato? E come si applica il SPNP a Internet, visto che i pacchetti IP viaggiano con modalità differenti dalle telefonate tradizionali? E che succederà ai piccoli provider che non sono in grado di negoziare accordi con le grandi telco? Google infatti potrebbe pagare, ma anche un qualsiasi internauta dovrebbe farlo, compresi io (in quanto blogger) ed il sito-web di frutta e verdura della zia Pina. Come faremo?

Sta proprio qui l’ambiguità della proposta ETNO: a fronte dei buoni propositi sbandierati a destra e a manca, gli emendamenti proposti sulla carta sembrano creare meccanismi diversi da quelli dichiarati, nonchè aprire le porte a conseguenze ed effetti imprevedibili (anche per la stessa ETNO, direi).

Il fatto è che ETNO ha in mente qualche cosa di preciso, ma non vuole dirlo apertamente. Tuttavia io, grazie alle mie capacità telepatiche e divinatorie, sono in grado di dirvi quali sono gli obiettivi reali perseguiti dai nostri amici incumbents nell’ambito di questa vicenda ITU:

–       costringere gli OTT (Google, Facebook ecc) a pagare alle telco, i cui clienti usano i servizi Internet dei primi, delle somme supplementari rispetto a quelle che gli OTT stessi pagano per l’accesso ed il transito nell’ambito dei sistemi attuali di peering; sì, ma chi, quanto e come? Non lo sappiamo. L’unica cosa sicura, però, è che per fare pagare gli OTT occorre regolamentare ex novo tutta la materia, perchè finora le negoziazioni commerciali non hanno prodotto alcunchè;

–       avere la possibilità di fare discriminazioni della banda Internet basate su mere considerazioni commerciali (si badi: niente a che fare con l’esigenza di assicurare qualità!): ad esempio, il servizio Internet/amico X sarà disponibile gratis ai clienti del fornitore di accesso Internet (come accade normalmente), mentre il servizio Internet/non amico Y sarò soggetto ad una tassa (che gli utenti dovranno pagare al fornitore di accesso, non al service provider). Si tratta del modello che già oggi alcuni operatori mobili tentano di tanto in tanto di applicare a Skype, Whatsapp ed in generale a tutti i services providers antipatici (ma amati dagli utenti): al momento si tratta di un sistema non consolidato, ma i membri di ETNO, compresa Telecom Italia, vorrebbero che diventi la regola. I servizi sgraditi, magari perchè in concorrenza, verrebbero tassati, mettendoli fuori mercato e quindi inaccessibili (chi avrebbe mai pagato una sovratassa mensile di 10 Euro per usare Skype nel 2005? Nessuno. Skype non sarebbe mai nata). Ma così facendo le telco avranno di fatto la possibilità di selezionare i servizi e i contenuti fruibili dagli utenti. Proprio come la TV, questa sì che è vera innovazione!

–       impedire all’Unione Europea ed ai paesi membri di legiferare autonomamente in materia, inchinandosi alle ambigue norme ITU. Il pensiero va alla legge olandese sulla net neutrality, che tanto ha fatto infuriare ETNO (tale legge proibisce appunto le discriminazioni di banda basate su mere considerazioni commerciali).

Se ETNO avesse la bontà di discutere pubblicamente quanto sopra, sarebbe già un bel passo in avanti, perchè si avrebbe finalmente un dibattito aperto – benchè con posizioni antitetiche a confronto – sul se e come adattare Internet alle nuove sfide tecnologiche, alla necessità di investire, di favorire l’innovazione ecc. Invece, tale discussione è preclusa, perchè ETNO non esce allo scoperto. Durante l’evento EIF sono state poste domande puntuali a ETNO, ma non sono tornate risposte. Si tratta di una reticenza sempre più insostenibile con il passare del tempo, considerato il livello degli stakeholders coinvolti e dell’arena in cui avviene il dibattito. Se questo problema non verrà risolto in fretta, la proposta ETNO, già rifiutata dagli stakeholders americani, si troverà in seria difficoltà con quelli europei. A quel punto, se la proposta ETNO finisse con l’essere sostenuta solo da Cina, Russia, repubbliche bananiere e qualche emirato, bisognerà cominciare a chiedersi cosa stia succedendo “all’industria europea”.

Un grazie alle brave organizzatrici della serata, Maria Rosa Gibellini per EIF e Claudia Selli per AT&T.

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Il programma della serata EIF è qui.

La posizione ETNO è scaricabile dal sito dell’organizzazione: www.etno.be. Per quanto riguarda le sue incoerenze, consiglio di leggere l’articolo di Larry Downes

Maggiori informazioni sulla revisione dei trattati ITRs si trovano qui.