Month: May 2012

Continua la caccia ad ACTA nel Parlamento Europeo

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Oggi 3 commissioni del Parlamento Europeo hanno votato delle risoluzioni affinché il trattato ACTA sia rigettato dall’assemblea. Si tratta delle seguenti commission: Civil Liberties, Justice and Home affairs (36 voti a favore del rigetto, 1 contro, 21 astensioni); Legal Affairs (12 voti a favore del rigetto, 10 contro); Industry (31 voti a favore del rigetto, 25 contro).

Le tre commissioni parlamentari hanno così esposto il loro orientamento alla commissione parlamentare competente  International Trade (INTA), che dovrebbe pronunciarsi il 21 giugno (giorno del mio compleanno, peraltro). Il voto definitivo, quello cioè del Parlamento Europeo in sessione plenaria, dovrebbe avere luogo a luglio. Con queste premesse, le probabilità per il Trattato ACTA di superare lo scoglio di Bruxelles sono ridotte al lumicino.

E’ una buona notizia? Non dimentichiamo che l’attuale versione di ACTA è meno perniciosa dei primi draft che circolavano a porte chiuse e sui quali l’influsso dell’industria dei contenuti era stato evidente. La caccia ad ACTA ormai non è più sul contenuto, ma sul metodo: la libertà su Internet è percepita come un bene troppo importante per consentire comportamenti furbeschi, vischiosi e bizantini. La regolamentazione della Rete deve avvenire, quando è necessario, attraverso procedure aperte, trasparenti e democratiche, altrimenti la stessa Rete te la farà pagare. Chi di Internet ferisce, di Internet perisce.

 

IL BEREC lancia 3 importanti consultazioni in tema di net neutrality

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Il Berec, l’agenzia europea della comunicazioni elettroniche con sede a riga, ha pubblicato 3 importanti analisi in tema di neutralità della rete:

(i) Framework and Guidelines for QoS in the scope of net neutrality, riguardante le pratichce di “degradazione” dei servizi Internet e i possibili rimedi in base al framework europeo (art. 22,comma 3, della Direttiva Servizio Universale);

Differentiation practices and related competition issues in the context of net neutrality: si tratta di una analisi degli effetti delle pratiche di network management sugli utilizzatori finali;

NGN IP interconnection & net neutrality: il Berec ha analizzato i mercati dell’interconnessione IP alla luce delle tematiche di neutralità della Rete.

I 3 documenti sono ora aperti alla consultazione pubblica, che durerà fino al 31 luglio.

Il Commissario Kroes (che aveva sollecitato le analisi) ha commentato positivamente l’iniziativa, ed ha ricordato il mantra secondo cui mercati competitivi non richiedono alcun bisogno di regolamentazione a difesa della Net neutrality. Infatti, gli utenti dovrebbero essere in grado di “votare con i piedi” e lasciare gli ISP che pongono in atto pratiche di network management sgradite.

Ma siamo sicuro che sia proprio così? In verità, nel mercato mobile la possibilità di “votare con i piedi” è limitata, visto che gli ISP mobili sono al massimo 4 per paese (con tendenza a ridursi a 3) e sono inclini a porre in essere politiche commerciali simili (la differenziazione è più un fatto di immagine pubblicitaria). Questo consolidamento di interessi potrebbero essere solo sparigliato dalla presenza di operatori mobili virtuali competitivi, ma questa è un’altra storia.

Anche nel settore del BB fisso la tendenza è quella del consolidamento (vedi la Francia), con conseguente riduzione di chances per gli utenti di cambiare ISP.

Inoltre, resta ancora misteriosa la logica in base alla quale un ISP dovrebbe avere il diritto di imporre ai propri clienti una fee particolare affinchè essi possano usufruire di servizi forniti da un terzo. Si tratta di una gabella medioevale (il classico “un fiorino!” di Benigni/Troisi). Berec e Commissione non affrontano direttamente il problema, ma lo diluiscono nell’ambito delle questioni di concorrenza e trasparenza. Mi permetto di dissentire: il fatto che un ISP ostacoli – attraverso una fee addizionale – l’accesso a determinati servizi Internet senza nessuna giustificazione (ad esempio: congestione di traffico) rappresenta un grave vulnus al modo con cui Internet può svilupparsi liberamente ed efficientemente. Non si tratta di un problema di antitrust e trasparenza, si tratta di una regola fondamentale di funzionamento della Rete. Gli ISP potrebbero imporre questa fee addizionale solo sulla base di criteri obiettivi (ad esempio, la banda necessaria per fornire il servizio) ed in maniera agnostica. In caso contrario, gli ISP potrebbero permettersi di scegliere cosa far passare in Internet, e cosa no: diventerebbero i gatekeepers dello sviluppo economico e delle informazioni attraverso Internet, come paventato nella divertente vignetta sopra-riportata.

In altre parole, siamo di fronte ad un tema che non può essere risolto con i soli strumenti della regolazione di mercato: attraverso Internet ormai passa l’intero scibile umano, gli individui sono potenzialmente in grado di comunicare con chiunque, e non esiste attività economica che non sia direttamente o indirettamente influenzata dalla Rete. Pertanto, il suo funzionamento non può essere demandato a meccanismi puramente mercantilistici.

L’intervento del Commissario Kroes, assieme ai link per le consultazioni del Berec, si trova qui: http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/12/389&format=HTML&aged=0&language=en&guiLanguage=en

Il Parlamento Europeo fissa il calendario per la riforma della privacy

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Il relatore del Parlamento Europeo per la riforma della direttiva data protection, il verde Jan Philipp Albrecht, ha reso noto il calendario dei lavori dell’assemblea sul dossier in questione. Si inizierà il 29 maggio 2012 con un workshop pubblico, che sarà seguito da vari altri incontri con Commissione europea e stakeholders. La parte rilevante della procedura inizierà però dopo l’estate, con l’adozione del report (cioè la posizione del relatore rispetto alla proposta della Commissione) e i relativi emendamenti. La posizione del Parlamento dovrà poi trovare l’accordo del Consiglio. Il relatore Albrecht si aspetta conclusione dell’intera procedura, con l’approvazione da parte del Parlamento europeo in seduta plenaria, per gli inizi del 2014. Tempi lunghi, dunque.

Il calendario dei lavori si può trovare qui: http://janalbrecht.eu/2012/05/14/data-protection-reform-draft-calendar/

Almunia mette alle corde Google

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La direzione Concorrenza della Commissione Europea ha inviato una lettera a Google, nella quale si ipotizzano una serie di potenziali infrazioni antitrust nei mercati dei motori di ricerca e della pubblicità online. Il Commissario Almunia ha invitato il colosso californiano ad adottare una serie di misure correttive, che dovranno essere proposte dalla stessa BigG, altrimenti il procedimento in corso continuerà ad andare avanti e potrebbe sfociare in un provvedimento di addebiti (statement of objections).

La lettera non è pubblica, ma il contenuto è rivelato dal Commissario Almunia in uno statement di oggi 21 maggio: http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=SPEECH/12/372&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en

Vale la pena riportare la parte dello statement che individua le potenziali infrazioni di Google:

First, in its general search results on the web, Google displays links to its own vertical search services. Vertical search services are specialised search engines which focus on specific topics, such as for example restaurants, news or products. Alongside its general search service, Google also operates several vertical search services of this kind in competition with other players.

In its general search results, Google displays links to its own vertical search services differently than it does for links to competitors. We are concerned that this may result in preferential treatment compared to those of competing services, which may be hurt as a consequence.

Our second concern relates to the way Google copies content from competing vertical search services and uses it in its own offerings. Google may be copying original material from the websites of its competitors such as user reviews and using that material on its own sites without their prior authorisation. In this way they are appropriating the benefits of the investments of competitors. We are worried that this could reduce competitors’ incentives to invest in the creation of original content for the benefit of internet users. This practice may impact for instance travel sites or sites providing restaurant guides.

Our third concern relates to agreements between Google and partners on the websites of which Google delivers search advertisements. Search advertisements are advertisements that are displayed alongside search results when a user types a query in a website’s search box. The agreements result in de facto exclusivity requiring them to obtain all or most of their requirements of search advertisements from Google, thus shutting out competing providers of search advertising intermediation services. This potentially impacts advertising services purchased for example by online stores, online magazines or broadcasters.

Our fourth concern relates to restrictions that Google puts to the portability of online search advertising campaigns from its platform AdWords to the platforms of competitors. AdWords is Google’s auction-based advertising platform on which advertisers can bid for the placement of search ads on search result pages provided by Google. We are concerned that Google imposes contractual restrictions on software developers which prevent them from offering tools that allow the seamless transfer of search advertising campaigns across AdWords and other platforms for search advertising“.

Insomma, Almunia sembra fare sul serio e sembra non voler far rimpiangere Supermario, che schiaffeggiò Microsoft nel 2004 (e non è escluso che Google non faccia tesoro di questa esperienza). Adesso per Google si apre il dilemma: scendere a patti con la Commissione Europea (e perdere una serie di vantaggi competitivi), oppure iniziare la lotta dura e pura con Bruxelles. I rischi sono non solamente economici, ma anche di immagine e politici: Mountain View è impegnata su vari tavoli europei, alcuni anche encomiabili: diritti civili in Internet, libertà digitali, Internet governance. Finire sul banco degli imputati sarebbe quanto mai imbarazzante.
L’ulteriore domanda ora è: capiterà la stessa sorte anche a FB? Il gigante del social network è normalmente sotto la lente per questioni di privacy, ma meno per problemi di concorrenza. Facebook è un gigante, ma la sua capacità di monetizzare e creare business esplosivi è attesa da tutti, ma deve ancora concretizzarsi.

Vinton Cerf oggi a Bruxelles ci ha ricordato le regole dell’Internet

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Vinton Cerf, che non ha bisogno di presentazioni, era oggi al Parlamento Europeo ad una cena organizzata dalla European Internet Foundation. Ci ha privilegiati con uno speech formidabile, in cui ha ripercorso le origini di Internet, sottolinerando i meriti della creatività umana e di pochi singoli visionari, e diplomaticamente sbeffeggiando la miopia dei governi e delle grandi corporation. Non è un caso che Internet si sia sviluppato grazie alle iniziative di pochi cani sciolti, e che sia stato lanciato commercialmente da pionieri che poco avevano a che fare con le grandi corporation della telefonia. In proposito, Vinton ci ha simpaticamente ricordato che quando furono chiesti dei collegamenti ad AT&T per sviluppare i primi servizi Internet, il colosso americano non parve granchè interessato. Purtroppo non c’era nessuno di AT&T per controbattere, tuttavia l’aneddoto è verosimile. Persino in Italia, l’incumbent totale ha avversato le prime apparizioni di Internet (vedi i casi di Video Online e Tiscali) perchè il nuovo servizio cannibalizzava il traffico fax.

Vinton ha poi risposto a varie domande, dal cybercrime alla migrazione al IPv6. Mi sono permesso di chiedergli quali siano ora le più gravi minacce per Internet. Il genio americano ha ricordtao che l’essenza di Internet è il suo carattere aperto, che ne stimola l’innovazione. Le pià gravi minacce per Internet quale rete aperta ed innovativa?

1. L’imposizione di regole volte a far prevalere un determinato business model;

2. l’intromissione dei governi, che intendono regolare cose che non conoscono, oppure che intervengono per combattere compartamenti in Internet ritenuti lesivi, prendendo però provvedimenti senza rendersi conto dei danni collaterali per l’intero sistema (oppure se ne rendono conto, ma fanno finta di non saperlo);

3. le regole del peering.

Gli incumbents presenti annuivano facendo finta di non capire cosa volesse dire il fondatore di Internet.

Nuove norme sul roaming internazionale: la partita deve ancora cominciare

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Il Parlamento Europeo ha definitivamente approvato il nuovo regolamento europeo sull’international roaming. Si è trattata di una risoluzione scontata, visto che l’accordo politico sul regolamento era già stato raggiunto a marzo. Occorrerà attendere ora alcuni ulteriori passi formali (approvazione del Consiglio e pubblicazione in Gazzetta), dopodichè le nuove norme entreranno in vigore da luglio 2012.

Sui nuovi tetti tariffari si è già detto molto. In verità, l’aspetto più importante del nuovo regolamento è l’obiettivo di rendere più competitivo il mercato del roaming internazionale, così da poter deregolamentare il mercato già dal 2016.

L’Unione Europea si propone questo obiettivo tramite 2 misure: l’obbligo di MVNO (mobile virtual network operator) e il decoupling. Con l’obbligo di MVNO gli operatori mobili saranno obbligato ad aprire la loro rete ad operatori virtuali (cioè sprovvisti di frequenze, come Postemobile e Noverca in Italia), i quali potranno così fare offerte competitive ed innescare un meccanismo virtuoso al ribasso. Il decoupling è invece un meccanismo attraverso il quale il consumatore potrà avvalersi di fornitori di roaming internazionale diversi da quelli selezionati dal proprio operatore mobile. In tal modo, l’utente potrà andare alla ricerca di tariffe più vantaggiose.

Entrambe le misure rappresentano una rivoluzione copernicana per la policy della Commissione Europea, che è sempre stata riluttante a riconoscere le vere ragioni del probelma: e cioè che il mercato mobile, costituito da un piccolo oligopolio di operatori ricchi e poco dinamici, non è competitivo. Nel 2007 la stessa Kroes (quando reggeva la DG Concorrenza) si era opposta alla regolamentazione di tale settore. Ora invece propone di farlo, benchè nei limiti dei servizi dedicati al roaming internazionale. Si tratta di una eccellente apertura da parte del commissario olandese, ma resta da vedere se questa liberalizzazione a metà (cioè valida solo per i servizi in roaming, ma non per quelli nazionali) sarà sufficiente.

Inoltre, l’effettiva efficacia delle nuove misure pro-concorrenziali è ancora tutta da verificare, perchè dipenderà dalle misure di implementazione, che dovranno essere annunciate da Berec e Commissione nei prossimi mesi. Si tratta di una fase noiosa e poco interessante per i non-addetti ai lavori, ma proprio i dettagli tecnici saranno decisivi. Entro pochi mesi, quindi, sapremo se il nuovo regolamento è adatto a far sviluppare la concorrenza nel settore, oppure se abbiamo solamente scherzato.

Informazioni sul nuovo regolamento roaming si possono trovare qui: http://www.europarl.europa.eu/committees/en/itre/subject-files.html?id=20111208CDT33579