Telcos vs. OTT

The Google/Orange Internet deal: much ado about nothing?

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Today there was lot of agitation on the press because of an alleged deal between Google and Orange, whereby the former would pay for the Internet traffic conveyed over the network of the latter. Some press is claiming that this is a revolution for the Internet, other fear that this will be the end of net neutrality. However, certain and clear details of the deal are scarce.

I suspect there might be is a misrepresentation and also an overestimation of the events. apparently, the source of the information is Orange, which for some reasons would like to present the event has an historical achievement.

However, as far as I understood, Google and Orange may have signed just a direct peering agreement, i.e. an agreement for the mutual exchange of Internet traffic. Such agreements do not normally provides for payment, when the exchanged Internet traffic is balanced, while a payment may be due when there is an unbalance. This is a simple matter of commercial negotiation. The reasons for Google and Orange in closing such an agreement may be that direct peering will facilitate the customers’ experience of Orange’s subscribers when accessing Google’s services. In other words, no specific quality service will be provided, however the access to Google services is expected to improve because of the traffic being directly routed between the 2 operators, instead of transiting via more complex international network connections.

This is my understanding of the deal. There is no substantial news, because peering agreements are ultra-normal in this area, and payments are subject to customary negotiations. I do not see any prejudice for net neutrality, as far as the traffic will not be differentiated.  Unless the deal contains spectacular secret clauses, nothing more to report. Sorry!

Le sragioni di Bernabè

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Replica impertinente alla lettera di Bernabè sulla riforma di Internet in sede ITU.

Sulla Stampa di qualche giorno fa Franco Bernabè ci ha spiegato i gravi problemi di Telecom Italia e le ragioni per cui occorra risolverli sconvolgendo Internet in tutto il mondo. Sulla governance della Rete gli ho replicato sulla stessa Stampa, scrivendo a nome di Euroispa, l’associazione europea degli ISP. Mi ripromettevo però di replicare anche in relazione ai gravi problemi di Telecom Italia, ed eccomi qua. Riporto di seguito i ragionamenti di Bernabè con i miei commenti.

Riteniamo, infatti, che sia necessario garantire livelli di qualità predefinita e più elevati, tali da rendere possibile lo sviluppo di applicazioni, come quelle nell’ambito della telemedicina, che necessitano di corsie di accesso privilegiate rispetto a quelle esistenti

Non si capisce perchè per fornire della qualità garantita sia necessario regolamentare Internet come suggerisce Telecom. Tali livelli di QoS sono già disponibili, a livello sia tecnologico che di mercato, senza regolamentare alcunchè. Per la telemedicina ed altri applicazioni particolarmente sofisticate, si possono usare delle VPN, una tecnologia che esiste da 20 anni o forse più (ma forse all’ITU non lo sanno).

Ma l’industria delle telecomunicazioni, in Europa, si trova oggi ad affrontare uno scenario in cui i ricavi sono in discesa, anche in ragione dell’applicazione di un modello regolatorio che ha portato a prezzi sempre più bassi per servizi sempre migliori.

Magari! Al contrario di quello che dice Bernabè, i prezzi wholesale crescono (si guardi l’ULL in Italia) e il commissario Kroes ha garantito che non scenderanno mai. Scendono invece i prezzi retail, che non sono regolamentati e sono in concorrenza. Ma allora ecco il vero problema: la concorrenza! Se poi si vanno a guardare i bilanci di Telecom Italia (ma anche  delle altre telco storiche) si scopre che il cash flow è stabile e positivo da anni, margini ed EBITDA vanno meglio che in qualsiasi altro settore, ed i ricchi dividendi non mancano mai. Esiste un forte indebitamente, è vero, ma è la conseguenza di spericolate operazioni finanziarie, non di investimenti in reti.

Pertanto, la capacità d’investimento in nuove reti è messa a rischio.

Ritorna il mito degli investimenti in infrastrutture degli incumbents. In verità, le telco storiche non hanno nemmeno investito per le reti telefoniche vere e proprie, che sono state pagate dai contribuenti e poi regalate con le privatizzazioni. Le reti mobili sono state finanziate con la terminazione mobile, quindi attraverso un sussidio regolamentato che ha visto utenti e reti fisse mettere mano al portafoglio. Per le reti 3G e LTE, invece, non mi risulta che nessuno sia mai stato obbligato a comprarsi le frequenze.

Inoltre, l’aumento esponenziale del traffico dati sulle Reti, generato dagli operatori Over The Top ed in particolare dalle pochissime imprese americane che godono di un quasi monopolio nei loro rispettivi settori, va ad esclusivo vantaggio di queste ultime e, mentre genera la necessità di investimenti per supportare la crescita dei dati, non permette agli operatori di Rete di poter generare nuovi flussi di ricavi.

Altro mito: è vero che il traffico cresce (da anni, ma adesso meno di prima), ma questo trend fa crescere anche i ricavi delle telco. Altrimenti, che cosa venderebbe Telecom Italia, che clienti avrebbe se non ci fossero Youtube, Facebook, Apple ecc? Probabilmente Telecom venderebbe ancora voce e fax in modalità analogica (e non dimentichiamo il DECT!), assieme a melanconici telefoni color grigio-topo.

Per quanto riguarda il monopolio degli OTT, è vero che sono dominanti, ma è il mercato più competitivo che ci sia, con operatori nati negli ultimi 10 anni ed altri tramontati in lassi di tempo comparabili (pensiamo a Yahoo, Excite, Myspace ecc).  Niente impedisce alle telco storiche di entrare in questo mercato, ma se ne guardano bene: Skype era europeo, ma nessuna telco europea si è mossa per impedirne l’acquisto da parte degli americani, mentre  Telecom Italia ha venduto il portale Virgilio agli egiziani.…..

Gli operatori di telecomunicazioni sono pronti ai cambiamenti necessari per rendere Internet ed i servizi che attraverso la rete vengono veicolati ancora più diffusi e fruibili ……

Oibò! Ma siamo proprio sicuri che le telco storiche siano poi in grado di suggerire in che modo cambiare Internet? Hanno vissuto 40 anni sedute sulle reti telefoniche pensando che servissero solo a fare telefonate e spedire fax, finchè qualcun altro ha aperto loro gli occhi. Non hanno inventato alcuna killer application o servizio Internet di rilievo. Il più grande contribuito dato ad Internet è stata la bolla del 2000, quando le telco si sono lanciate in operazioni spericolate di cui portano ancora i segni (indebitamento).  Adesso, hanno tirato fuori dal cappello a cilindro l’idea di applicare il meccanismo della terminazione telefonica ad Internet, come se i pacchetti IP viaggiassero in analogico …. mah!

….. ed intendono introdurli con la necessaria cooperazione degli attori Over the Top, in un quadro di mutua collaborazione.

Meraviglioso intento! Ma ancora non capiamo le ragioni per cui tanta cooperazione debba essere regolata in sede ITU. Oppure sono le prove generali di un cartello? Ad ogni modo, niente impedisce ad una grande telco accordi di collaborazione con chicchessia, ed anche di farsi pagare la qualità, se necessario. Come osservava un insospettabile CEO al summit di ETNO di ottobre “Let’s send an invoice to Google” (and shut up!).

In merito agli altri temi sollevati nella parte conclusiva della lettera dei ministri Terzi e Passera, ovvero la perseguibilità dei reati, la tassazione dei profitti e la proprietà intellettuale, condivido pienamente l’esigenza di definire un quadro di regole comune a livello internazionale. Aspetti e tematiche di fondamentale importanza quali la tutela del diritto alla riservatezza dell’individuo e la protezione dei dati personali, ovvero la sicurezza delle transazioni informatiche e l’inviolabilità delle informazioni custodite nella Rete, devono poter essere garantite tout court, senza vincoli legati ai limiti delle giurisdizioni nazionali.

Vero solo in parte: esistono già le regole europee, perchè scavalcare la competenza dell’Unione Europea e consegnare le chiavi all’ITU? Comincio a pensare che Bernabè sia mal consigliato.

La strada verso una Rete Internet che difenda la bandiera della libertà di espressione, ma che al tempo stesso risulti più performante, più flessibile, più sicura e più rispettosa delle diverse sensibilità nazionali in tema di privacy è appena incominciata.

Questo è un proclama del tipo “Vota Antonio! Vota Antonio!”. Ad ogni modo, è impressionante notare come nel capoverso precedente Bernabè avesse affermato che la privacy “deve essere garantita tout court, senza vincoli legati ai limiti delle giurisdizioni nazionali”, mentre appena un paragrafo più sotto si dice che la rete “deve essere più rispettosa delle diverse sensibilità nazionali in tema di privacy”. Orbene, delle due, l’una! Ma magari questo corto-circuito logico non è roba di Bernabè, qui c’è lo zampino di un ghost writer maldestro.

Si tratta di tematiche di fondamentale importanza alle quali è necessario dare delle risposte da parte della comunità internazionale, a cominciare dal summit di Dubai. Noi siamo convinti che l’Itu sia la giusta sede per discutere tali problematiche e questo è stato riconosciuto anche dal Cept (gruppo che rappresenta i Paesi europei).

Appunto, il CEPT ha detto che l’ITU non se ne deve occupare, ma se ne può sempre parlare (all’ora del thè). Comincio però a sospettare che nessuno in Telecom Italia se la sia sentita di raccontare a Bernabè cosa sia successo veramente alla riunione del CEPT a Istanbul, dove la proposta ETNO è stata affossata.

Ma non c’è dubbio che se non sarà l’Itu a stabilire i necessari princìpi di ulteriore libertà di accesso alla Rete occorrerà allora individuare un appropriato e condiviso consesso internazionale.

“Ulteriori libertà di accesso alla Rete”? Mi sono perso. Ma cosa siamo finiti qui?

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E finiamo con un po’ di buona musica …..

Anche l’Europa rigetta le proposte ETNO su Internet

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Secondo il CEPT, l’ITU non deve assumere competenze in materia di Internet, al massimo farci quattro chiacchiere. Chi vuole capire capisca!

Gli Stati europei membri del CEPT, l’organizzazione governativa Europea su poste e telecomunicazioni, hanno accantonato le proposte di ETNO sulle modifiche dei Trattati ITR che verranno discusse alla conferenza ITU a Dubai nel dicembre prossimo. In altre parole, la nota proposta degli incumbents europei (in primis Telecom Italia, ma anche Deutsche Telekom, Orange ecc) dopo essere stata rigettata dagli Stati Uniti, è stata messa da parte anche dall’Europa. Crolla quindi definitivamente la strategia di ETNO, che aveva “vestito” politicamente la sua posizione in vari modi: prima proposta delle telcos verso gli OTT (e non è vero: molte telcos importanti, tipo Verizon, BT ed AT&T, l’hanno rigettata); poi proposta “dell’industria europea” ICT (ma non è vero: ETNO si trova sola, le altre organizzazioni ICT, tipo Euroispa e Digital Europe, si sono dichiarate contro; altre, tipo GSMA ed ECTA, si sono ben guardate dal dare il loro appoggio); infine proposta dell’Europa vs gli Stati uniti (e non è vero: neanche l’Europa è d’accordo).

Tecnicamente, il  CEPT si era riunito questa settimana ad Istanbul per decidere quali emendamenti includere in una proposta comune europea da difendere alla conferenza di Dubai. Gli emendamenti ETNO non sono stati inclusi nella proposta europea. Si tratta di un vero e proprio rigetto, anche se formalmente non vi è una dichiarazione con cui il CEPT (o la UE) si dichiarano contro ETNO. Tuttavia, è come rifiutare a qualcuno un passaggio in macchina e lasciarlo a piedi, non è un bel segno…….

Gli emendamenti rigettati dal CEPT possono sempre essere portati avanti individualmente da un singolo Stato, oppure da un’altra area geografica. Tuttavia, anche se ciò avvenisse per gli emendamenti ETNO, lo smacco politico resta evidente: la proposta “dell’industria europea” viene ignorata dai suoi interlocutori naturali, Europa e Stati Uniti, sia nella forma che nella sostanza, per cui è dubbio che sopravviva. D’altra parte, proprio in questi giorni fonti ETNO hanno ammesso che si stava cercando un “compromesso”.

Non vi sono dichiarazioni o posizioni ufficiali del CEPT, che ancora sta lavorando sui documenti ufficiali del meeting. Sappiamo però che, per salvare la faccia ad ETNO e “all’industria europea” incappata in questo incidente, il CEPT ha acconsentito di verbalizzare un qualche riconoscimento per la proposta rigettata. Si tratta di un modo per indorare la pillola sulla stampa, per non imbarazzare troppe le grandi telcos sconfitte. Il CEPT dichiarerà che le discussioni sui temi sollevati da ETNO meritano di essere discusse ancora in sede ITU, ma allo stesso tempo ha deliberato che l’ITU non può avere alcun potere in materia. Chi vuole capire capisca!

Ignorati da America e Europa, alcuni aspetti della proposta ETNO saranno invece fatti propri dalla conferenza degli Stati africani. Sui significati di questa mossa, e sulle possibili conseguenze, tratterò nel prossimo post.

AGGIORNAMENTO NOVEMBRE 2012: un po’ di stampa ha riportato la notizia secondo cui le intenzioni del CEPS relativa alla proposta ETNO sarebbero ancora aperte. Non è così, i cronisti si informino meglio. Effettivamente, una dozzina di paesi (sui 20 presenti alla riunione di Istanbul) hanno espresso delle riserve per i motivi più vari, tuttavia nei confronti della proposta ETNO non cambia niente. Anzi, le riserve puntano ad escludere qualsiasi ulteriore discussione sulla proposta ETNO, mentre il verbale di Istanbul aveva lasciato aperta almeno la possibilità di continuare un dialogo sul punto, sebbene al di fuori dell’ITU. Numerosi paesi europei, tra cui Olanda, UK e nordici, non ne vogliono più sentir parlare e basta. Sicuramente deve aver influito la posizione del BEREC, che in uno statement del 14 novembre ha decisamente demolito la proposta ETNO.

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Il verbale CEPT relativo al rigetto della proposta ETNO recita come segue:

The DG discussed the proposal submitted by ETNO to the group. After a debate in which ETNO took part, a preliminary agreement was made. It was agreed that the endorsed position would be included both in the Brief and the in the report of the meeting. The agreed text is as follows:

“CEPT agrees that the concerns raised by the ETNO proposal are very relevant for the future of the sector and should be addressed. CEPT is of the opinion however that these cannot be solved through modification of the ITRs. CEPT does not support the inclusion of any provisions on these issues in the ITRs.  CEPT is committed to address and discuss them within the ITU and/or in other relevant fora”.

The Chairman thanked ETNO for contributing for the development of this position. The position will be sent to COM-ITU Plenary for approval. If the text is not supported by the Plenary, the alternative plan is to produce a factual statement:

“[For the moment,] CEPT does not agree with the inclusion of any provisions regarding IP interconnection in the ITRs”. 

The DG WCIT12 agreed on the positions expressed in the brief. Spain will send remarks on the proposal on International Roaming. Greece and France to produce remarks on the proposal regarding taxation.

Perchè Telecom Italia ha venduto Virgilio

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Notizia nell’aria da alcune settimane e confermata oggi 10 agosto: Telecom Italia ha venduto Matrix (la società cui fa capo il portale Virgilio che nel 2011 ha fatturato 96 milioni di euro) a Libero (gruppo controllato dalla Weather Investment II di Naguib Sawiris) per un prezzo di circa  88 milioni. Il perfezionamento dell’operazione, che sarà subordinata all’approvazione di Antitrust e Agcom, è atteso per la fine di novembre.

L’operazione industriale è significativa dal punto di vista dell’acquirente: l’aggregazione dei due portali, Libero e Vigilio, controllerebbe il 60% del mercato italiano del web, con 18 milioni di visitatori unici e più di 3,5 miliardi di pagine viste al mese, oltre a 14 milioni di indirizzi email attivi.

E’ invece più intrigante capire l’operazione dal punto di vista del venditore: Telecom Italia e le grandi telcos europee sono da tempo impegnate in una santa crociata contro gli OTT (over-the-top, cioè big dell’Internet come Google, Ebay ecc. – ma anche Virgilio e Libero sono degli OTT, sebbene caserecci!) colpevoli di fare troppi quattrini sulle reti telecoms altrui “senza dare nulla in cambio ed investire”. Non entriamo nel merito degli addebiti, ma la discussione è seria giacchè ETNO (l’associazione europea delle grandi telcos) ha portato la questione persino a livello ITU, rischiando così di sconvolgere tutto il sistema della governance Internet con conseguenze imprevedibili (ed infatti il governo americano si è già schierato contro). Ebbene, in un contesto del genere uno si aspetterebbe che Telecom Italia resti a presidiare un settore “così remunerativo e scevro da costi”, tenendosi Virgilio e magari facendo un’offerta per Libero. E invece no, l’incumbent nazionale fa esattamente il contrario: vende il portale, che viene dichiarato “non strategico”  e continua a concentrarsi sulla rete (in rame. La fibra ottica è un’altra storia).

Questa clamorosa discrasia tra campagne politiche/istituzionali, da un lato, e scelte industriali, dall’altro, fa un po’ riflettere. Qual è la vera realtà da difendere?  La chiave di lettura corretta sta nelle scelte di mercato: se Telecom si tiene stretta la rete di accesso in rame, ed esce dai servizi, deve avere delle buone ragioni. Il motivo è che la rete telefonica (gli stupidi tubi!) significa monopolio di fatto, con redditivà elevata e regolare, mentre i servizi Internet costituiscono un settore estremamente competitivo ed incerto: è vero che vi sono operatori dominanti su singoli segmenti (Google, Facebook ecc), ma si tratta pur sempre di realtà industriali nate negli ultimi 10 anni, che già ora sentono il fiato sul collo da parte dei potenziali concorrenti. In altre parole, per competere nel mondo Internet si deve rischiare ed innovare molto, e nonostante tutto si può fare la fine di Nokia, My Space, Yahoo ecc.. E allora, tanto meglio per Telecom Italia tenersi bene stretta la rete telefonica in rame, senza rischiare soldi e meningi.

AGGIORNAMENTO 31 OTTOBRE 2012: la cessione di Matrix e del portare Virgilio è stata perfezionata in data odierna. L’impatto positivo sull’ indebitamento finanziario di Telecom Italia sarà di 88 milioni di euro per il 2012.