WCIT12: il Parlamento Europeo dà un altro dispiacere agli incumbents

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Ma la vera notizia è un’altra: anche il piano B degli incumbents, consistente nel riformare Internet a livello UE invece che WCIT-12, è rigettato 

Ieri 22 novembre il Parlamento Europeo, riunito in seduta plenaria, ha votato una risoluzione in tema di WCIT-12 che si allinea a quelle di Commissione Europea, Berec, CEPT, paesi occidentali e USA in generale: viene rigettata la proposta si ETNO di introdurre una serie di riforme della Rete Internet nell’ambito dei trattati ITU che saranno negoziati a dicembre alla conferenza di Dubai. La posizione del Parlamento mira a preservare il carattere aperto, innovativo e rispettoso dei diritti umani della Rete Internet, impedendo in particolare che vengano introdotti meccanismi economici peculiari, come quello della terminazione Internet fortemente voluto da Telecom Italia, che stravolgerebbero l’intero ecosistema. Viene infatti espressa preoccupazione “per il fatto che le proposte di riforma dell’UIT includano l’istituzione di nuovi meccanismi di profitto che potrebbero seriamente compromettere la natura aperta e competitiva di Internet provocando un aumento dei prezzi, ostacolando l’innovazione e limitando l’accesso alla rete“.

La risoluzione del Parlamento Europeo non coglie nessuno di sorpresa, neanche ETNO, la quale ormai sembra avere scelto un approccio di basso profilo e si preoccupa almeno di evitare che il proprio nome venga espressamente ed ufficialmente menzionato accanto alle proposte da bocciare. Se non siamo già al disconoscimento di paternità, poco ci manca.

Tuttavia, la notizia vera è costituita dalle negoziazioni che hanno preceduto la risoluzione. Sono circolate varie proposte, tra le quali una spalleggiata da Telecom/ETNO che prevedeva uno statement secondo il quale, pur prendendo atto che i trattati ITR non si toccano, il dibattito sulal riforma di Internet doveva essere sollevato a livello UE. Infatti, la Commissione Europea sta attualmente  elaborando una raccomandazione in tema di net neutrality, che dovrà essere adottata tra poche settimane. In quella sede, ETNO si riservava di far valere le proprie ragioni.

E’ questo il famoso Piano B di ETNO, a cui avevo accennato in un mio precedente post: persa la battaglia di Dubai, si apre ora la guerriglia a Bruxelles. Se l’ONU non potrà legiferare in tema di Internet, allora ci dovrà pensare la UE. Si tratta dello stesso tentativo fatto da ETNO in sede CEPT (il gruppo dei paesi europei, anche non UE, che si occupa di telecomunicazioni e poste) ad ottobre. In tale sede, a fronte del rifiuto del CEPT, ETNO era riuscita a strappare uno statement nel quale si dichiarava che comunque le istanze alla base della sua proposta andavano comunque discusse in sede europea. Molti stati europei (Olanda, UK, Svezia ecc) hanno però poi denunciato questo compromesso al ribasso, perchè per loro la questione sarebbe chiusa. Altri (tipo l’Italia) si sono solo diplomaticamente riservati una decisione, adducendo la necessità di sentire le rispettive cancellerie sull’intera vicenda WCIT12.

Orbene, se ieri il Parlamento Europeo fosse caduto nella trappola, il suo statement sarebbe servito a ETNO come puntello politico per fare pressione sulla Commissione Europea. Il Parlamento Europeo però non c’è cascato, grazie anche alla recente posizione del Berec, che pochi giorni prima aveva distrutto tecnicamente la proposta ETNO, escludendo che possa essere ancora discussa in qualsiasi altra sede. Secondo il Berec si tratta di una proposta sbagliata e basta, non è un problema di dove discuterne.

Il Piano B degli incumbents non è però finito, ma diciamo che comincia in salita.

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