La Kroes in Finlandia: prove tecniche di deregulation

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Il Commissario Kroes mette le mani avanti e cerca di anticipare la sua riforma testandola sulla piccola Finlandia

La Commissione Europea ha adottato una decisione (tecnicamente, una raccomandazione ex articolo 7(4) della direttiva 2002/21/EC) con cui ingiunge al regolatore finlandese Ficora di ritirare o modificare sostanzialmente la sua proposta di regolamentare in modo soft il mercato della banda larga, fibra ottica compresa.

La decisione della Commissione è rilevante perchè contiene una serie di ragionamenti e principi che erano già stati enunciati  nel famoso discordo della Kroes del 12 luglio, quello in cui il commissario olandese di DG Connect ha annunciato una parziale deregolamentazione  delle telecomunicazioni europee nonchè una stabilizzazione del prezzo d’accesso alle reti telefoniche in rame. In buona sostanza, ancor prima di formalizzare questo nuovo corso con le annunciate raccomandazioni su Cost Accounting e Non Discrimination, Kroes si porta avanti ed anticipa le nuove regole in un caso concreto.

Va premesso che la Finlandia è un caso un po’ particolare, perchè il mercato finnico è contraddistinto da 19 incumbent di rete fissa divisi per aree geografiche (caso unico in Europa), con concorrenza degli alternativi molto debole. Però, vi è una tradizionale presenza di offerte mobili che tende a creare un po’ di concorrenza da quel lato. Il regolatore finlandese avrebbe voluto proporre una regolamentazione molto blanda, contando proprio sulla concorrenza dei mobili e delle offerte LTE. La Commissione Europea non ha condiviso questo ragionamento, ricordando la necessità di imporre un prezzo regolamentato alle reti fisse sulla base del principio della cost orientation, attraverso una metodologia che Ficora dovrà sviluppare in seguito.

La parte più rilevante della decisione europea è quella dove viene declinato l’obbligo di non discriminazione per il mercato delle reti in fibra ottica. Secondo Kroes, un meccanismo efficiente di non discriminazione, funzionante secondo il principio dell’Equivalence of Inputs (“EoI”) potrebbe giustificare (assieme ad alcune altre condizioni) il ritiro dell’obbligo di prezzo regolamentato (il prezzo che gli operatori alternativi pagano per accedere alla rete dell’incumbent). Questo significherebbe una vera e propria vacanza regolatoria, perchè se l’incumbent proprietario della rete può applicare la tariffa d’accesso liberamente, allora – per esperienza – lo farà al livello più alto ed anticompetitivo, in modo da ammazzare la concorrenza. Ripeto per chi non avesse capito: no prezzo regolamentato al costo = no concorrenza.

Ebbene, come funzionarà questo EoI? Qui arriviamo all’aspetto inquietante della vicenda, perchè secondo la Kroes: “As equivalence of input can only be fully implemented over a longer time period, this requirement could consist in immediate terms in a firm obligation on and commitment by the SMP operators to undertake certain key initiatives over a set time period”. In altre parole, nell’attesa di verificare che le cose funzionino veramente , basterà la solenne promessa – giurìn giuretta – dell’incumbent. Si salvi chi può.

Si mette il carro davanti ai buoi: la Kroes ha fretta (il mandato scade nel 2014), non c’è tempo di aspettare e verificare che il sistema di non discriminazione funzioni veramente, e allora bastano allora “obbligo ed impegno forti” da parte dell’incumbent. Dejà vu: nessun incumbent si è mai sottratto ad impegni ed obblighi forti, quando si sa che tali obblighi possono essere sabotati in fase di implementazione. Se le cose stanno così, il commissario Kroes rischia perchè è convinta che gli incumbents investiranno di sicuro, ma da dove derivi tanta certezza noi non lo sappiamo. Storicamente, le promesse degli incumbents del tipo “meno regolamentazione in cambio di più investimenti” sono sempre stati dei bluff (il caso spagnolo del 2009 fa sempre scuola).

In sostanza, la Kroes non sta modificando il quadro regolatorio esistente, sta solo formalizzando la parziale deregolamentazione operata da vari regolatori nazionali in maniera anarchica e disordinata, aggiungendo solo un po’ più di uniformità. La medicina della Kroes consiste sostanzialmente in: 1. un po’ di regolamentazione delle reti tradizionali in rame; 2. il rimedio della non discrimination sulle reti in fibra. Orbene, si tratta dello status quo esistente dal 2001 (quando la fibra già esisteva come tecnologia) ai nostri giorni e, guarda caso, nessun incumbent ha investito in fibra spontaneamente, salvo farlo solo nelle zone dove c’è concorrenza da parte di operatori cavo ed alternativi. Siccome questo ambiente regolatorio non ha dato luogo ad investimenti apprezzabili da parte degli incumbents, è difficile credere che la promessa della Kroes di lasciare tutto così com’è per i prossimi 8 anni possa sortire effetti diversi. Tutt’al più, gli incumbents investiranno qualcosina in VDSL e FTTC, tecnologie che consentono di investire meno in fibra, continuare a guadagnare bene dalla rete telefonica in rame, tenersi il monopolio sulla rete fissa. Lo avevo già pronosticato il 12 luglio, in contemporanea al discorso della Kroes.

Per completezza di esposizione, la deregolamentazione auspicata da Kroes opererebbe non solo con questa sorta di EoI, ma sarebbero necessarie anche le seguenti condizioni: obbligo di trasparenza, price test (replicabilità) e accounting separation.

***

Direi di dimenticarci il dolore con un intermezzo musicale.

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