L’Unione Europea, ovvero il Pianeta VDSL

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Il Commissario di DG Connect, l’olandese Kroes, ha oggi fatto un annuncio piuttosto importante: ha indicato le linee guida per la regolamentazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità fino al 2020, che verranno poi concretizzate in un set di documenti da adottarsi entro la fine dell’anno. Tali linee guida possono sintetizzarsi così: 1. rafforzare gli obblighi di non-discriminazione, per evitare che gli incumbents possano godere di indebiti vantaggi nei confronti degli operatori alternativi; 2. mantenere stabile il prezzo di accesso alla rete in rame (cioè la rete telefonica tradizionale, ereditata dalli grandi telcos durante le privatizzazioni, e attraverso la quale vengono forniti i normali servizi a banda larga in tecnologia DSL); 3. adottare flessibilità nella regolamentazione delle reti in fibra ottica (quelle cioè che sostituiranno la rete in rame).

Il punto sulla discriminazione era atteso ed è condivisibile ed era atteso, poichè i comportamenti abusivi e discriminatori delle grandi telcos costituiscono un problema fondamentale per la concorrenza nel settore, ed è un bene che la Commissione Europea lo abbia indicato come una priorità. Tuttavia, le esternazioni sul prezzo di accesso alla rete in rame  e sulla”flessibilità” della regolamentazione delle reti in fibra appaiono come dei clamorosi ripensamenti e non possono non suscitare polemiche. In particolare, il tema che sicuramente farà maggiormente discutere è quello del prezzo del rame: secondo il Commissario Kroes le “evidenze” (supportate dallo studio di Charles River Associates) portano a concludere che abbassare il prezzo del rame non incentivi gli investimenti in fibra. Si tratta di una valutazione gradita agli incumbent tradizionali e che invece creerà un forte sconcerto tra gli operatori altermativi, ma il punto è un altro. Se non bisogna abbassare il prezzo del rame per non frustrare i potenziali investimenti in fibra, qual è allora il prezzo ideale per incoraggiare tali investimenti?

Il Commissario Kroes sembra indicare il prezzo attuale medio europeo, che è di circa 9 Euro/mese (tariffa wholesale per l’ULL, cioè  il costo di accesso al doppino tradizionale). In altre parole, il messaggio del commissario agli incumbents è il seguente: da oggi e fino al 2020 il prezzo del rame sarà stabile, quindi ora potete (o dovete?) investire in fibra, che peraltro sarà anche parzialmente deregolamentata (salvo capire meglio cosa intenda la Kroes per “flessibilità”)! Basterà tutto questo per convincere gli incumbents ad aprire il portafoglio ed investire in fibra?

Con tutta onestà, le motivazioni ad investire in fibra sono complesse ed articolate, e non esiste una soluzione magica. Tuttavia, le evidenze di mercato ci dicono anche che l’attuale situazione di mercato, caratterizzata da elevati prezzi della rete in rame e sostanziale deregolamentazione delle reti in fibra ottica, non ha prodotto investimenti importanti. In tale contesto – potenzialmente ideale per la fibra secondo quanto suggerito alla Kroes dai propri consulenti – tale tecnologia non si è però  sviluppata massicciamente, nonostante esista da 20 anni (!!!).  La scarsezza degli investimenti in fibra trova fondamento nella perpetuazione delle reti in rame, costruite decenni fa con i soldi dei contribuenti (altro che investimenti privati!). Tali reti generano ingenti profitti per gli incumbents, che non hanno perciò alcun interesse a sostituirle con reti in fibra. Inoltre, tali reti in rame deprimono la potenziale domanda in fibra, perchè il mercato di massa è mediamente soddisfatto con i servizi ordinari in banda larga e non pagherebbe di più per la fibra (la modernizzazione del paese non è l’interesse primario dell’utente medio, che preferisce scaricare decentemente e basta).

In altre parole, chi controlla la rete in rame, controlla anche lo sviluppo della fibra. La possibilità per gli operatori alternativi di costruire reti alternative esiste, ed infatti fino ad ora sono stati questi operatori a stendere il 70% del FTTH esistente. Ma si tratta di iniziative focalizzate in aree a particolare densità, estremamente costose (perchè il costo maggiore è quello degli scavi, che invece gli incumbents non sostengono perchè possono utilizzare le canaline già esistenti delle reti in rame) e rischiose (perchè gli alternativi partono da basi clienti ridotte). In altre parole, la sensazione sgradevole è che gli incumbents, in quanti possessori delle reti in rame, possano ricattare politici, regolatori ed interi paesi quando si tratta di sviluppo della fibra ottica a livello nazionale e di massa. Essi possono dettare le condizioni, finchè gli introiti del rame permettono loro di fare il bello e cattivo tempo. Con lo scenario anticipato dal commissario Kroes, questa capacità di ricatto è destinato a perpetuarsi almeno per i prossimi 8 anni.

Quindi, se io fossi un incumbent, la notiziona della stabilizzazione del prezzo del rame non mi incoraggerebbe verso la fibra: con una rete in rame ultra-profittevole che non richiede ulteriori investimenti (almeno per i prossimi 8 anni), e che fornisce servizi concorrenti a quelli su fibra, non ha senso smantellare la rete vecchia per la nuova. Perciò resterei così come e dove sono. Mi lancerei piuttosto in investimenti selettivi in VDSL, laddove ciò sia necessario per combattere la concorrenza del cavo o di qualche operatore alternativo attivo con l’ULL (ad esempio nelle zone metropolitane). Per il resto, mi difenderei con le sceneggiate sui rischi di investimento, gli  OTT che mi rubano i clienti, la riforma dei trattati dell’ITU, ecc ecc, e tirerei a campare (da ricco, però!).

La nuova posizione della Commissione Europea rafforza la posizione finanziaria degli incumbents, e tranquillizza i loro azionisti, creditori e banchieri, che sembrano essere i veri destinatari dell’intervento mediatico del commissario. Forse qualcuno di loro, e anche qualche governo, era preoccupato per le voci di shopping di operatori extraeuropei, tipo Telmex in Olanda e Austria. I dati di borsa comunque parlano chiaro: in seguito all’annuncio della Kroes, i valori di borsa degli incumbents (e degli operatori-cavo) sono saliti sensibilmente, aiutando qualche posizione debitoria ed allontanando lo spettro di qualche acquisizione sgradita. Tuttavia, resta ancora poco chiaro come il nuovo sistema incentiverà investimenti in fibra: da un lato, gli incumbents rischiano di cannibalizzare gli introiti delle reti in rame, mentre per gli operatori alternativi la possibilità di replicare la rete dell’incumbents è solo teorica.
Se investimenti di massa in FTTH diventano più improbabili, gli incumbents potrebbero però ancora avere interesse ad investire selettivamente in VDSL, come spiegato in precedenza, perchè questa tecnologia richiede investimenti limitati e consente di controllare meglio il mercato e i concorrenti (come le prime offerte wholesale ADSL, per chi se le ricorda). L’Europa quindi si appresta a diventare  il Pianeta VDSL.

Qui il press release della Kroes: http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/12/554&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en

NB: Euractiv Italia si sta occupando del dibattito in questione. L’interessante articolo di Alessandra Flora si trova qui: http://www.euractiv.it/it/news/innovazione/5683-banda-larga-operatori-tlc-divisi-su-proposte-di-kroes.html

9 Comments on “L’Unione Europea, ovvero il Pianeta VDSL

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