L’Italia sempre più indietro nel broadband: il lavoro della nuova AGCOM è in salita

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La Commissione Europea ha pubblicato il Digital Agenda Scoreborad, cioè lo stato dei servizi ed infrastrutture digitali nell’ambito delle azioni e degli obiettivi di cui all’Agenda Digitale Europea. Alla fine del 2011, i dati rivelano sia luci che ombre: da un lato il broadband fisso è diventato potenzialmente disponibile quasi dappertutto (95%), quello è mobile è in forte crescita (+62%), l’e-government ha cominciato a svilupparsi massicciamente, anche in paesi finora recalcitranti (Grecia, Portogallo, Irlanda). Dall’altro, si nota carenza di capacità ICT in buona parte della forza-lavoro, creando così una ulteriore ragione per la disoccupazione stagnante. Inoltre, manca un mercato unico digitale, perchè gli utenti fanno shopping online solo nell’ambito del loro stesso paese (si pensi solo al content on line). E le PMI, che dovrebbero essere tra gli attori più innovativi, fanno un uso ancora limitato del e-commerce.

Dati importanti vengono da broadband: la copertura europea della banda larga continua a crescere, sebbene ormai a ritmi sempre più blandi (causa saturazione dei mercati più importanti) e si attesta sul 27%. Ovviamente, si tratta di una media che fotografa una realtà composita, che va dal 40,6% dell’Olanda al 15,2 della Romania. Com’è noto, questa diversità di risultati riflette: (i)  varie condizioni nazionali (reddito medio, informatizzazione); (ii) stato differente delle reti telefoniche (le reti cavo non sono presenti ovunque, e sono comunque frammentate all’interno dello stesso paese, tranne l’Olanda; nell’est europeo la rete in rame è più scarsa); (iii) competitività del settore (vi è maggiore banda larga dove c’è la concorrenza del cavo o dell’ULL). Inutile dire, che la grossa differenza la fanno la capacità, da un lato dei singoli governi di fare politica industriale, dall’altro  delle autorità di regolamentazione di far applicare le regole.

I dati della copertura broadband in Italia fanno male: la media italiana si situa attorno al 22,2%, cioè sempre più lontano dalla media europea del 27%. Ma ciò che preoccupa è il trend: mentre negli anni scorsi l’Italia vivacchiava in fondo alla classifica EU15, lottandosela con Irlanda e Portogallo, ora siamo sempre più in fondo, superati da Cipro, Lituania, Estonia, Repubblica Ceca, Slovenia ……

Come abbiamo fatto a ridurci così? Una colpa importante ce l’hanno i governi precedenti, che non hanno visto nel broadband nessuna opportunità di sviluppo e si sono concentrati sulla televisione (ma questa è un’altra storia).  Dall’altro lato lato, anche AGCOM ci ha messo del suo: ha innalzato il prezzo della rete in rame (rendendola più profittevole e quindi scoraggiando gli investimenti in fibra di Telecom Italia; ed ha fatto così sballare i conti degli operatori alternativi ); ha mantenuto alte le tariffe di terminazione mobile, perpetuando così un antistorico travaso di risorse dal fisso al mobile; ed alla fine si è lanciata nel tema del copyright digitale con posizioni contraddittorie e commissari in ordine sparso, creando una forte preoccupazione in chiunque voglia investire nel settore. Ecco, la nuova AGCOM sa già da dove ripartire, se vuole.

Qui il discorso del Commissario Kroes di oggi con i links ai dati: http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/12/614&format=HTML&aged=0&language=en&guiLanguage=en

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