Neelie e le Idi di luglio

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La Commissione Europea teme per gli investimenti pubblici nel settore broadband, ma neanche quelli privati se la passano tanto bene.

Ieri sera presso la European Internet Foundation, al Parlamento Europeo, si è parlato del CEF, acronimo che sta per Connecting European Facility, cioè il piano di finanziamenti della Commissione Europea nei settori dei trasporti, energia e banda larga pari a complessivamente a 50 miliardi di Euro. L’oggetto della questione è quanto di questo soldi andranno al settore della banda larga visto che gli Stati membri, che devono autorizzare il piano, sembrano intenzionati a ridurre la quota disponibile. Tale proposito ha scatenato la reazione del commissario olandese Neelie Kroes, responsabile del portafoglio ICT (con la direzione denominata DG Connect) che ha messo in guardia gli Stati europei dall’andare avanti con il taglio.

La Kroes ha ragione, non tanto perchè si parli del suo portafoglio, ma perchè gli investimenti in banda larga si traducono in maggiore produttività e maggiore coesione sociale. Per capirsi, la rete Internet collega molto di più di un ponte sullo Stretto o di una ferrovia ad alta velocità ma è, per usare la terminologia del commissario olandese, “meno sexy”, perchè la classe politica capisce meglio la costruzione di piloni di cemento, meno l’interramento di tubi. Non solo: nel campo dell’energia e dei trasporti il gioco dei progetti da finanziare è già fatto ancor prima di cominciare, perchè le opere in questione sono tendenzialmente pubbliche, quindi decidono gli Stati medesimi, dall’inizio alla fine. Nel campo delle telecomunicazioni, invece, occorre districarsi in un settore aperto alla concorrenza, parzialmente regolamentato e soggetto più di altri alle norme sugli aiuti di Stato. Pertanto, la Commissione può continuare a mettere il becco su come spendere questi soldi. Risultato: gli Stati membri preferiscono privilegiare i progetti su quali mantengono maggiormente il controllo, con buona pace della modernizzazione. Meglio la mia mulattiera che un’altrui rete in banda larga.

A difendere i piani di DG Connect è intervenuto Roberto Viola, recentemente assunto alla carica di Vicedirettore, nonchè Gabrielle Gauthey per Alcatel ed un’analista, tale Robin Birkenstock. Gli interventi sono stati ineccepibili, benchè gli Stati membri, veri destinatari dei messaggi della serata, fossero quasi tutti assenti (il famoso convitato di pietra). E questo la dice lunga sulla predisposizione al dialogo.

Senonchè, ad un certo punto il discorso è scivolato dal tema dei finanziamenti pubblici e quello degli investimenti privati. Si tratta di una nota dolente, perchè gli operatori europei, nel complesso, non investono abbastanza in banda larga e, in particolare, molto poco in reti di nuova generazione (fibra ottica). L’analisi fuoriuscita da panel è stata soprattutto impietosa verso gli operatori storici (le varie Telecom Italia): generano un massa enorme di quattrini, che però in buona parte vanno in (i) lauti dividendi (fino al 12% del capitale, uno dei settori più profittevoli); (ii) ripagamento di debiti (contratti per i motivi più strani, disparati e inconfessabili: mia enfasi) ; (iii) politiche di marketing molto generose (ai limiti della follia: mia enfasi); (iv) investimenti altrove (tipo America Latina).

Ma perchè poco o niente viene investito in reti di nuova generazione in Europa?

Il dibattito di ieri ha sviscerato varie analisi (tra cui quella secondo cui gli operatori alternativi sarebbero troppi, impudenti e rompiscatole, e questo rovinerebbe lo zen agli incumbents ed ai loro analisti), ma vi è stato un vero e proprio coro all’unisono nell’indicare la soluzione: la dichiarazione della Kroes dello scorso luglio, quella con il cui il Commissario olandese ha garantito alle telcos storiche profitti ingenti e stabili per i prossimi 8 anni, attraverso la cristallizzazione del prezzo delle reti telefoniche in rame (quelle su cui passa la banda larga tradizionale, cioè l’ADSL, e che dovrebbero invece essere convertite in fibra ottica). Secondo la Kroes, con la stabilizzazione del cash flow per un periodo così lungo, e una revisione (io la chiamo parziale deregolamentazione) delle norme sulle reti in fibra ottica, il mercato ripartirà, o meglio gli incumbents investiranno. Tutto questo grazie all’accresciuta  certezza giuridica, di cui gli incumbents hanno tanto bisogno. Ma sarà proprio così?

In verità, nei corridoi di Bruxelles non sono poi tutti così convinti che la svolta epocale annunciata dalla Kroes porterà a maggiori investimenti in fibra, soprattutto da parte degli incumbents. Noi ce lo auguriamo, ma non capiamo come e perchè ciò possa avvenire. Questi bestioni guadagnano un sacco di soldi che utilizzano per tutto ma poco per investimenti in fibra, perchè dovrebbero rinsavire e cambiare vita? Perchè ora hanno la certezza giuridica? Dipende dalla certezza di fare cosa. Se a degli operatori dominanti viene detto che, con tutta certezza, potranno continuare a guadagnare tanti soldi dalla rete in rame per i prossimi 8 anni, questi saranno indotti a mantenere lo status quo, per non rompere il giocattolo. Altro che investimenti in fibra ottica!

Ma come siamo arrivati a questo punto? Le cose potrebbero essere andate così: dopo un lungo tran-tran di consultazioni, incontri e conferenze, il commissario Kroes ha fatto un bagno di sano realismo, e si deve essere convinta – a torto o a ragione – che al momento non esistano mezzi per costringere gli incumbents ad investire in fibra. Certo, vi sarebbe un’idea radicale, quella di abbassare il prezzo del rame, costringendo gli incumbents a migrare verso la fibra per compensare la riduzione degli introiti tradizionali. Ma è una soluzione complessa, perchè non può funzionare stand alone, ma richiede la concomitanza di vari fattori, non tutti sotto il controllo della Commissione. Inoltre, è una soluzione rischiosa nel breve periodo, perchè diminuendo il cash flow degli incumbents si toccano le rendite di un intero ecosistema: azionisti affamati di dividendi, creditori (a loro volta pesantemente indebitati) ansiosi di vedersi ritornare il dovuto, maestranze abituate al posto sicuro e a guadagnare bene, fornitori viziati, ecc.. In tempi di crisi economica, forse è meglio non fare i Superman. Per cui, per gli incumbents deve essere stato un gioco da ragazzi fare escalation presso qualche governo conservatore ed attento ai conti (vedi Berlino), fino al presidente Barroso (che non è stato messo lì per fare la rivoluzione) e passando per le grandi banche dividendivore, così da mettere Kroes in una posizione difficile.

Così si spiega l’annuncio di luglio. Constatando che gli incumbents non vogliono investire in fibre ottiche e che non ci sono le condizioni per iniziative dirompenti, la Kroes ha concesso loro quello che volevano, ma ha anche sottratto loro l’alibi. Se, a fine mandato nel 2014, si constaterà che gli investimenti europei in fibra latitano, gli incumbents non potranno scatenare le loro critiche verso la Commissione. Inventeranno qualche storia, organizzeranno un summit, pagheranno uno studio indipendente, ma non se la potranno prendere con Neelie, che quindi ha schivato l’agguato di luglio. A quel punto, il nuovo commissario di DG Connect, chiunque sarà, troverà un continente europeo arretrato rispetto ad Asia ed America, e da lì bisognerà ripartire.

4 thoughts on “Neelie e le Idi di luglio

    […] admin at 10 Ottobre, 2012, 10:09 am // Nelly e le Idi di luglio « radiobruxelleslibera. Ieri sera presso la European Internet Foundation, al Parlamento Europeo, si è parlato del CEF, […]

    stefano nicoletti said:
    10 October 2012 at 15:04

    Innocenzo,

    bell’articolo e complimenti per l’analisi. Non leggo da nessuna parte la parola Wirless. A Brussels lo sanno che la gente andra sempre di piu su internet con gli smartphone e con LTE?
    cosa ne pensano? Pensi che abbia in qualche modo influenzato lo scenario recentemente?
    saluti
    stefano

      innoword responded:
      10 October 2012 at 17:10

      Si è parlato di wireless, e nessuno ha messo in dubbio che una parte del problema passi per il mobile. Tuttavia, le tecnologie mobili sono solo limitatamente sostituibili a quelle fisse, per ragioni di scarsità di spettro, prestazioni massime ecc. Nelle regioni rurali, comunque, il wireless resta una delle opzioni più praticabili, assieme al satellite (altro grande assente dal dibattito).

        aageg said:
        12 October 2012 at 09:49

        Mamma mia, il satellite? Con velocita’ da modem anni 90 che diventano broadband per un paio d’ore (fino a mezzanotte, come Cenerentola) grazie ai loro limiti di download osceni (e cosi’ complicati da far perdere voglia di scaricare), e latenze da trasporto via ciuco? No grazie. Il satellite e’ il passato. E’ solo l’ultima spiaggia per chi vive in mezzo a una foresta.

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